Un detenuto di 36 anni è deceduto nella notte tra il 30 e il 31 luglio 2026 all'interno del carcere di Bancali a Sassari, in seguito a un incendio da lui stesso appiccato nella cella del reparto ospedaliero dove era ricoverato. L'uomo, secondo i rappresentanti sindacali della polizia penitenziaria, non aveva mostrato segni di agitazione prima dell'episodio. Si è poi improvvisamente barricato nella cella, sigillando le finestre e dando fuoco agli arredi. Il fumo denso ha rapidamente saturato l'ambiente, causandogli la perdita di sensi per le esalazioni.
Gli agenti sono riusciti a entrare con grande difficoltà, trovando il detenuto ancora vivo nel bagno della cella. Tuttavia, l'uomo è deceduto poco dopo a causa delle gravi ustioni e delle esalazioni inalate. Nove agenti della polizia penitenziaria hanno riportato lievi ustioni e sintomi di intossicazione, necessitando di cure presso il pronto soccorso dell'ospedale Santissima Annunziata di Sassari. Sul luogo dell'incidente sono intervenuti i vigili del fuoco, il personale del 118, i carabinieri e la polizia di Stato. La Procura di Sassari, tramite la pm Camilla Battaglini, ha avviato un'inchiesta per accertare le dinamiche e le eventuali responsabilità.
Le denunce dei sindacati e le condizioni del carcere
I sindacati della polizia penitenziaria hanno prontamente denunciato gravi criticità strutturali e organizzative all'interno del carcere di Bancali. Roberto Melis, segretario nazionale del Consipe, ha evidenziato la possibile assenza di bocchettoni antincendio nelle sezioni, una mancanza che, se confermata, rappresenterebbe una grave vulnerabilità per la sicurezza sia degli operatori che dei detenuti. La Uil Fp PP ha, dal canto suo, rimarcato l'urgenza di rafforzare gli organici, migliorare l'assistenza sanitaria e psichiatrica e fornire strumenti adeguati per affrontare le emergenze sempre più frequenti.
Anche la Federazione Nazionale Sicurezza Cisl Sardegna ha espresso profondo cordoglio per la tragedia, ricordando di aver già segnalato il 23 giugno 2026 alla direzione della casa circondariale le difficoltà nella gestione di detenuti con fragilità comportamentali.
Il sindacato aveva richiesto l'adozione di misure organizzative e di vigilanza per ridurre i rischi di gesti autolesivi o pericolosi. La Cisl ha affermato che "quando una persona perde la vita mentre è affidata alla custodia dello Stato, lo Stato nel suo complesso subisce una sconfitta".
Il contesto del carcere di Bancali e le emergenze
Il carcere di Bancali, situato nella campagna sassarese, è una struttura complessa che ospita una sezione di massima sicurezza per il regime 41bis e diverse tipologie di detenuti, inclusi soggetti con fragilità comportamentali. La struttura è da tempo afflitta da criticità legate alla carenza di personale e alla gestione delle emergenze, come dimostrato da precedenti episodi di incendi e tentativi di autolesionismo.
Durante l'ultimo rogo, il personale di polizia penitenziaria ha evacuato dodici detenuti dalla sezione coinvolta, scongiurando conseguenze ancora più drammatiche.
I sindacati hanno ribadito l'urgenza di adottare misure preventive adeguate, evidenziando come la sicurezza di operatori e detenuti non possa dipendere da infrastrutture incomplete o inadeguate. Anche Irene Testa, garante delle persone private della libertà della Sardegna, ha commentato l'accaduto, affermando che "ogni morte in carcere è una sconfitta dello Stato" e invitando a una seria riflessione sulle condizioni materiali, psicologiche e sanitarie che possono spingere una persona a gesti estremi.