A Bologna, la proposta di garantire il trasporto pubblico gratuito ai richiedenti asilo ospitati nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) ha scatenato un acceso dibattito politico e sociale. L'iniziativa, promossa dalla Città Metropolitana e dall'amministrazione guidata dal sindaco Matteo Lepore, mira a utilizzare parte dell'avanzo di bilancio per favorire l'integrazione, consentendo ai beneficiari di accedere a corsi di lingua, sportelli di supporto e percorsi di inserimento lavorativo senza gravare sulle loro limitate risorse personali.
Contro questa ipotesi, Fratelli d’Italia ha lanciato una petizione il 18 luglio 2026, chiedendo al Comune di rinunciare alla misura.
L'iniziativa è stata presentata dall'europarlamentare Stefano Cavedagna, affiancato dal capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami, dal senatore Marco Lisei, dalla coordinatrice provinciale Marta Evangelisti e da Cristiano Di Martino. Cavedagna ha definito la proposta “una follia e una discriminazione al contrario”, sottolineando come il costo del biglietto dell'autobus a Bologna sia già elevato, con 2,30 euro in tabaccheria e 2,50 euro a bordo, rendendolo “il biglietto più caro d’Italia e uno dei più costosi d’Europa”.
L'europarlamentare ha inoltre evidenziato la mancanza di chiarezza da parte del Comune riguardo al costo esatto della misura e al numero preciso dei beneficiari, ricordando che in passato un sostegno simile riguardava circa 400-500 persone.
Galeazzo Bignami ha espresso una posizione netta, affermando: “Io li chiamerei clandestini”, riferendosi ai potenziali destinatari. Il senatore Marco Lisei ha invece posto l'accento sul paradosso di un'amministrazione che, pur incentivando il trasporto pubblico, mantiene tariffe così alte per i residenti.
La reazione dei cittadini e le richieste dell'opposizione
La proposta ha amplificato il malcontento tra i cittadini bolognesi, da tempo alle prese con i costi elevati del trasporto pubblico locale, gestito da Tper. Molti residenti percepiscono come iniqua l'esenzione totale per gli ospiti dei CAS, a fronte delle spese che devono sostenere quotidianamente per biglietti e abbonamenti. La discussione sui social network e in città riflette la convinzione che eventuali “tesoretti” o avanzi di bilancio dovrebbero essere impiegati per ridurre le tariffe per le famiglie, gli studenti o per migliorare la qualità e la sicurezza del servizio, piuttosto che per erogare servizi gratuiti ed esclusivi a una specifica categoria.
L'opposizione, con la consigliera regionale di FdI Marta Evangelisti, ha portato la questione in Assemblea Legislativa, richiedendo alla Regione di esprimersi e chiedendo trasparenza sull'entità delle risorse coinvolte. La critica principale riguarda la creazione di una grave disparità di trattamento tra i residenti e i beneficiari della misura.
Equità e welfare: il nodo politico da sciogliere
L'amministrazione comunale di Bologna si trova ora a gestire una narrazione complessa. Se da un lato l'estensione delle agevolazioni per i trasporti alle categorie più fragili rientra in una consolidata visione di welfare urbano, dall'altro, in un periodo storico caratterizzato da inflazione e rincari generalizzati, la scelta di finanziare il trasporto per i CAS viene percepita da una larga parte della cittadinanza come una manovra iniqua.
Il sindaco Lepore e la Città Metropolitana saranno chiamati a fornire chiarimenti sui dettagli finanziari dell'operazione e a difendere politicamente una decisione che ha già polarizzato l'opinione pubblica bolognese.