Nuovi elementi emersi dall'analisi dei telefoni cellulari hanno portato a una svolta nell'inchiesta sull'omicidio di Zoe Trinchero. Gli accertamenti eseguiti dai Ris hanno contribuito alla modifica del capo d'imputazione nei confronti del diciannovenne indagato, che ora rischia una pena più severa.

I messaggi e i video acquisiti dagli investigatori

Tra gli elementi raccolti figura lo screenshot di una storia pubblicata su Instagram dalla fidanzata del diciannovenne, commentata da lui con la frase "la mia bimba". È il 27 ottobre 2025 e, parlando con un'amica, Zoe scrive: "io bho".

Agli atti sono stati acquisiti anche quattro video del 17 dicembre, nei quali la vittima, il giovane indagato e la sua fidanzata giocano e scherzano insieme a biliardo.

La diciassettenne aveva inviato quei filmati al proprio fidanzato, Mario, scrivendo: "bellissimo". Lui aveva risposto: "una partita incredibile".

Secondo gli investigatori, quei messaggi avrebbero avuto un significato ironico, riferito al tentativo del giovane di mantenere l'apparenza di una relazione stabile mentre, nel frattempo, avrebbe rivolto attenzioni a Zoe. L'ipotesi dell'accusa è che, dopo essere stato respinto dalla ragazza, l'abbia uccisa.

La posizione della famiglia

"Il cambio di capo d'imputazione conferma quello che la mamma ha sostenuto fin dall'inizio", ha dichiarato l'avvocato Marco Giannone, che assiste la famiglia Trinchero insieme al collega Fabrizio Ventimiglia.

La difesa: "Parlare di femminicidio è azzardato"

Dopo il deposito dei nuovi atti, il pubblico ministero ha chiesto un nuovo interrogatorio dell'indagato. Lunedì il diciannovenne si è avvalso della facoltà di non rispondere.

"Abbiamo deciso così perché abbiamo ricevuto gli atti poco prima dell'interrogatorio", ha spiegato l'avvocato Rocco Giuseppe Ioranni, che difende il giovane insieme alla collega Patrizia Gambino.

La difesa ha inoltre incaricato un consulente di valutare la capacità di intendere e di volere dell'indagato e la compatibilità delle sue condizioni con la detenzione in carcere.

"La ricostruzione del medico legale non ci convince e ci sembra azzardato parlare di femminicidio: è un reato che presuppone l'esistenza di elementi che, al momento, non ci sono. Il dato oggettivo è che i due si sono appartati per un'ora, al buio, di comune accordo. Zoe non è stata costretta ad andare con il mio assistito, che poi l'ha uccisa in seguito a una lite."