Il colonnello dei carabinieri in pensione Gennaro Cassese ha nominato l’avvocato Valter Biscotti come suo legale di fiducia. La nomina avviene nel procedimento che lo vede coinvolto con l’accusa di aver fornito false informazioni a pubblico ministero in relazione al delitto di Garlasco.
All’epoca dei fatti, nell’agosto del 2007, quando si consumò il tragico delitto di Chiara Poggi, Gennaro Cassese era il comandante della compagnia dei carabinieri di Vigevano con il grado di capitano, trovandosi in prima linea nelle delicate fasi iniziali delle indagini.
La difesa del colonnello Cassese: le dichiarazioni dell'avvocato Biscotti
L’avvocato Valter Biscotti ha espresso una posizione chiara sull'accusa mossa contro il suo assistito. “Non credo che esistano i presupposti di legge per la contestazione di detto reato”, ha affermato il legale, mettendo in discussione la fondatezza giuridica.
Biscotti ha inoltre criticato l'operato della Procura, suggerendo un approccio investigativo anomalo. “Vedo più un comportamento della Procura un po’ anomalo volto ad ottenere un riscontro ad alcuni aspetti dell’inchiesta, a mio avviso già di per sé abbastanza debole”, ha dichiarato, evidenziando una presunta debolezza dell'indagine e una ricerca di conferme ritenute prive di solide basi.
Il colonnello Cassese indagato: le criticità del verbale di Andrea Sempio
Il colonnello Gennaro Cassese ha recentemente rivelato di essere sotto indagine, una situazione che, ha sottolineato, non è per lui una novità. In una recente intervista, Cassese ha spiegato che, se il suo coinvolgimento si concretizzasse, nominerebbe un difensore per esaminare verbali e registrazioni degli atti processuali, verificandone correttezza e completezza.
Un elemento cruciale è il verbale di Andrea Sempio, redatto il 4 ottobre 2008. Cassese ha definito questo documento “pieno di errori”, sollevando dubbi sulla sua affidabilità. In particolare, ha evidenziato la mancanza di indicazione delle interruzioni avvenute durante la stesura, citando l'esempio di un'interruzione per recuperare uno scontrino, la cui omissione potrebbe alterare la percezione della continuità della deposizione.
Cassese ha ricordato la vastità delle indagini condotte all'epoca, durante le quali furono ascoltate circa 200 persone. Questa mole di lavoro giustifica la sua difficoltà nel rammentare ogni dettaglio di quella giornata. Ha inoltre specificato che l’ufficio dove fu ascoltato Sempio era fisicamente distante da quelli utilizzati per gli altri testimoni. Questa circostanza, a suo avviso, avrebbe dovuto implicare una sospensione logica del verbale, sebbene non formalmente annotata, suggerendo una lacuna procedurale.
Riguardo a una chiamata dell’ambulanza durante un interrogatorio, Cassese ha ricordato solo che qualcuno si era sentito male per motivi di salute. Non ha saputo precisare se fosse Sempio o un'altra persona.
Per chiarire, ha suggerito di consultare gli accertamenti del 118.
Infine, il colonnello ha fornito chiarimenti sull’iter che ha portato all’escussione di Sempio. Ha precisato che la prima richiesta per sentire Andrea Sempio risaliva a gennaio 2008 e che, se fosse stata urgente, avrebbe proceduto subito. Per Cassese, la mattina dell’interrogatorio di Sempio non era diversa da centinaia di altre audizioni. Ha concluso che solo la consultazione del registro delle persone entrate e uscite dalla caserma permetterebbe una ricostruzione precisa di quanto avvenuto.