Un presidio di circa trecento persone si è svolto nel pomeriggio del 23 luglio 2026 davanti alla Prefettura di Genova, per chiedere verità e giustizia per Fakir Abderrahim. L'uomo, di 42 anni, è deceduto a Bologna in circostanze ancora da chiarire, durante un intervento delle forze dell'ordine nel quartiere Pilastro. L'iniziativa, organizzata da S.I. Cobas, associazioni, collettivi e cittadini, ha visto i partecipanti riunirsi in piazza Caricamento prima di raggiungere la Prefettura, esprimendo solidarietà alla famiglia e sollecitando chiarezza sulle dinamiche della morte.

Durante la manifestazione, sono stati esposti diversi striscioni e cartelli. Uno recitava: 'Contro la violenza di Stato e padroni organizzare la resistenza. Fakir vive'. Gli organizzatori hanno anche realizzato un fotomontaggio che accostava le immagini di Carlo Giuliani, ucciso a Genova nel 2001, e dello stesso Fakir. I manifestanti hanno sottolineato la necessità di fare luce sui tempi e sulle modalità dei soccorsi, chiedendo che sia fatta piena chiarezza sulle responsabilità e mantenendo alta l'attenzione pubblica sul caso.

Le indagini della Procura di Bologna

La Procura di Bologna sta indagando su due filoni principali per la morte di Fakir Abderrahim. Il primo riguarda eventuali violenze eccessive da parte dei due poliziotti coinvolti nell'intervento di contenimento fisico.

Il secondo si concentra sulla presunta negligenza dei quattro sanitari volontari che hanno tentato di rianimare l'uomo.

Un momento potenzialmente decisivo per le indagini sarà l'autopsia, fissata per domani mattina alle 10:30. Gli esami potranno rivelare se Fakir avesse patologie pregresse, un fattore importante per comprendere le cause del decesso, e quale fosse il suo stato psicofisico negli ultimi minuti di vita. Gli inquirenti stanno anche cercando di capire perché l'automedica sia arrivata solo trenta minuti dopo la chiamata degli agenti, ponendosi la domanda se un intervento medico più tempestivo avrebbe potuto cambiare l'esito della situazione.

Nel quadro delle indagini, il cugino di Fakir è stato sentito come testimone, e la casa della vittima a Borgonuovo di Sasso Marconi è stata perquisita.

Frammenti delle immagini della bodycam di uno degli agenti, diffuse dal Tg1, mostrano il momento in cui i poliziotti allontanano Fakir da un altro abitante del Pilastro con cui stava avendo un alterco, che avrebbe potuto degenerare. Secondo le indagini, Fakir si trovava probabilmente in uno stato di forte ansia, dovuto alla perdita imminente del lavoro e al permesso di soggiorno già scaduto, con la preoccupazione di non poterlo rinnovare e di dover tornare in Marocco.

Reazioni e nuove mobilitazioni

La vicenda ha suscitato reazioni anche a livello internazionale. Dal Marocco, la vedova di Fakir chiede giustizia, definendo l'accaduto un 'crimine contro l'umanità'. A Casablanca, un presidio si è tenuto davanti al consolato italiano, con manifestanti che esponevano striscioni invocando 'Giustizia per Fakir'.

Anche a Bologna sono previste nuove mobilitazioni. Domani si terrà un momento di raccoglimento nei pressi del luogo dove l'uomo ha perso la vita. Per domenica, invece, è stata indetta una nuova manifestazione cittadina, alle 19, sempre al Pilastro. L'appuntamento è stato deciso ieri sera durante un'assemblea pubblica che si è tenuta in piazza Lucio Dalla, al quartiere Bolognina, alla quale hanno preso parte centinaia di persone, tra cui attivisti di Plat, Si Cobas, del comitato MuBasta, del collettivo Cua e dei Giovani Palestinesi.