Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha espresso parole significative in vista della commemorazione del 2 agosto, sottolineando come la città sia "ferita" dagli eventi recenti al Pilastro, così come lo fu in passato. "Bologna è una città ferita da quanto è successo al Pilastro, e quindi ogni volta che è stata ferita è scesa in piazza, per questo spero venga tanta gente al corteo del 2 agosto. Per conoscere Bologna bisogna vivere il 2 agosto in piazza, altrimenti non la si conosce", ha dichiarato il primo cittadino. Le sue affermazioni sono giunte durante la presentazione delle iniziative e delle cerimonie dedicate al 46° anniversario della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, un evento che ogni anno rinnova il dolore e la richiesta di giustizia per le ottantacinque vittime e gli oltre duecento feriti.
La memoria del 2 agosto e la partecipazione cittadina
Nel corso dell'incontro, il sindaco Lepore ha ribadito l'importanza cruciale della partecipazione cittadina al corteo commemorativo. Questa presenza in piazza, ha spiegato, non è solo un atto di ricordo per la tragica strage del 1980, ma anche un simbolo della resilienza e della capacità di reazione di Bologna di fronte alle ferite subite, inclusi i recenti episodi al Pilastro. La commemorazione del 2 agosto rappresenta un momento fondamentale per la comunità bolognese, un'occasione per riaffermare i valori di memoria, giustizia e unità. L'anniversario della strage, che ha segnato profondamente la storia del Paese, continua a essere celebrato con eventi pubblici e cortei che coinvolgono attivamente sia le istituzioni che i cittadini, mantenendo viva la memoria di un dolore collettivo e la spinta verso la verità.
Minacce, scorta e la fiducia nello Stato
Il dibattito si è poi spostato su questioni di sicurezza personale che hanno recentemente coinvolto il sindaco. Lepore ha tenuto a chiarire la sua posizione riguardo alla scorta assegnatagli: "Ci tengo a chiarire che io non ho chiesto la scorta, ho sporto denuncia per delle minacce che sono arrivate — ha aggiunto — ho grande rispetto per il loro lavoro, farei volentieri a meno della limitazione della mia libertà, ma è un obbligo che mi è stato presentato da parte del Prefetto e quindi lo seguirò". Il sindaco ha espresso la sua gratitudine e fiducia nelle istituzioni, in particolare dopo aver letto le dichiarazioni del ministro Piantedosi. "Ringrazio il Viminale, ringrazio gli agenti che mi seguiranno e tutto il personale di polizia.
Io penso di poter dire che in questo momento sono nelle mani dello Stato, mi fido dello Stato", ha affermato con decisione. Ha inoltre specificato che questa situazione non influenzerà in alcun modo la sua eventuale ricandidatura alle comunali, e ha rassicurato di non sentirsi in pericolo.
L'appello all'unità istituzionale contro la violenza
Concludendo il suo intervento, il sindaco Lepore ha lanciato un forte appello alle istituzioni italiane, esortandole a lavorare congiuntamente per "stemperare la tensione e rimanere unite". Ha enfatizzato la necessità di una risposta compatta e decisa contro ogni forma di violenza: "contro i violenti occorre che la Repubblica Italiana e lo Stato, dai Comuni ai ministeri, si mostrino uniti contro la violenza, come ha chiesto anche il presidente Mattarella". Questo richiamo all'unità sottolinea l'importanza di una coesione istituzionale per affrontare le sfide attuali e garantire la sicurezza e la serenità della comunità.