L’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, ha lanciato un accorato appello per una “conversione etica e spirituale” rivolta sia a chi amministra la città sia a tutti i cittadini. L’occasione è stata l’omelia tenuta nell’oratorio dei Crociferi, parte delle celebrazioni per il 402° Festino di Santa Rosalia. Lorefice ha evidenziato con forza che il progresso politico, sociale, economico, urbano e culturale della città è intrinsecamente legato a un profondo cambiamento nell’atteggiamento morale e spirituale di tutti. “Non c'è liberazione della Città da tutto quello che ne frena e ostacola il progresso politico, sociale, economico, urbano, culturale, senza una conversione etica e spirituale di quanti la abitano e di quanti la amministrano.
Di quanti presiedono alle diverse Istituzioni Politiche, Militari, Accademiche, Culturali, Religiose. Approfitto di salutare quanti e quante siete stati posti al servizio delle Istituzioni in questa nostra città”, ha affermato l’arcivescovo, sottolineando l’importanza di una responsabilità condivisa.
La bellezza interiore come motore di progresso civico
Proseguendo nella sua riflessione, Lorefice ha sottolineato come la “bellezza e la consistenza interiore umana” sia la vera generatrice di bellezza civica. Questa qualità, ha spiegato, è fondamentale per custodire, valorizzare ed esaltare il ricco patrimonio storico, artistico, culturale, umano e spirituale di Palermo. L’arcivescovo ha rimarcato che una profonda bellezza interiore rafforza il senso comunitario della vita, offrendo una risposta concreta alle sfide contemporanee come la solitudine, l’individualismo, l’incuria, l’indifferenza, la sopraffazione e la violenza.
Ha inoltre evidenziato che tale bellezza apre nuove vie di pace e riconciliazione, promuovendo processi di condivisione e liberazione, e favorendo il dialogo tra le diversità. Suscita attenzione verso le sofferenze, le attese e le speranze delle periferie esistenziali e urbane, stimolando una maggiore corresponsabilità verso i più deboli.
Il messaggio di Santa Rosalia: cessare il male, imparare il bene
Durante la celebrazione, Lorefice ha richiamato la figura di Santa Rosalia, invitando la comunità palermitana a “alzare lo sguardo a Dio ripercorrendo gli abissi della nostra interiorità” per giungere a essere liberi da ogni forma di male. Ha citato le parole della santa: “Cessate di fare il male”, e il suo invito a “imparate a fare il bene”.
L’arcivescovo ha parlato del coraggio della “lucida e liberante pazzia” di Santa Rosalia, intesa come la sapienza divina che si contrappone alla logica mondana. Questa saggezza, ha spiegato, spinge a prendere le distanze da dinamiche disumane e mortifere quali la sopraffazione, il potere ostentato, la violenza spettacolarizzata, l’indifferenza strutturata, il piacere sfrenato e brutale, l’illegalità pianificata e l’idolatria del profitto.
Il Festino: un messaggio per una nuova convivenza
Il 402° Festino di Santa Rosalia si configura come un evento non solo religioso, ma anche portatore di un messaggio umanamente e culturalmente fecondo, oltre che spiritualmente proficuo. L’arcivescovo Lorefice, presentando il programma, ha evidenziato come il Festino miri a raggiungere la coscienza morale della città, nutrendo l’essere umano nella sua interezza.
Il programma religioso dell’Arcidiocesi ha preso il via il 9 luglio con una celebrazione eucaristica nella Cattedrale, seguita dal solenne rito di uscita dell’urna argentea della santa. Tra gli altri momenti significativi, martedì 14 luglio si terranno i vespri pontificali presieduti da monsignor Lorefice, sempre nella Cattedrale. Le celebrazioni si concluderanno mercoledì 15 luglio con la processione cittadina dell’urna contenente le reliquie di Santa Rosalia. Lorefice ha espresso l’auspicio che il Festino possa ispirare la città a “pensare in maniera nuova la convivenza dell’umanità”, promuovendo un futuro di maggiore armonia e responsabilità collettiva.