La procura di Genova ha richiesto il rinvio a giudizio per falso ideologico nei confronti di Federico Santolini, direttore dell'unità di ortopedia e traumatologia d'urgenza dell'ospedale San Martino. Il provvedimento segue il decesso della giornalista sessantaduenne Giada Ferrero, avvenuto durante un intervento chirurgico per la riduzione di una frattura al bacino, esito di incidente stradale.

Durante l'operazione, la signora Ferrero subì un'emorragia venosa; l'intervento proseguì ma la paziente morì per arresto cardiocircolatorio. L'inchiesta prese il via da lettere anonime che segnalavano anomalie, inclusa la rimozione post-decesso di una punta di trapano rotta.

Sebbene la perizia medico-legale abbia escluso un nesso tra rottura e morte, la mancata menzione di questo intervento post mortem e l'omissione di dettagli sull'operato dell'equipe nel verbale hanno spinto il pm Giuseppe Longo a chiedere il processo per il primario Santolini.

Le indagini e le posizioni delle parti

Il pm aveva chiesto l'archiviazione per omicidio colposo, che vedeva indagati Santolini e altri tre medici. I familiari di Giada Ferrero, assistiti dagli avvocati Alessandro Pistochini e Francesca Lazzeri, si sono opposti, sostenendo che la valutazione medico-legale affronta solo in modo parziale la colpa medica e chiedono un ampliamento degli accertamenti tecnici.

L'avvocato Antonio Rubino, difensore di Federico Santolini, ha dichiarato il suo assistito "molto sereno".

Questa serenità deriva dall'esclusione di responsabilità medica nella morte della paziente e dalla consapevolezza di non aver mai voluto nascondere nulla. Santolini aveva spiegato che la rottura della punta del trapano è un evento comune e che la rimozione post mortem fu per decoro della salma.

Esito della consulenza tecnica e il ruolo del Policlinico

La consulenza tecnica, disposta dal pm Giuseppe Longo e redatta dai medici legali Roberto Testi e Alessandro Massé, ha concluso che non sono ravvisabili "comportamenti colposi di rilievo penale" nell'operato dei sanitari del San Martino di Genova. La direzione del policlinico ha ribadito la propria disponibilità verso le autorità e la fiducia nella giustizia. Il reato di falso nella cartella clinica resta, tuttavia, ancora da valutare.