Una vivace polemica ha scosso la comunità di Albenga, in provincia di Savona, a seguito della diffusione di un volantino intitolato “Chi chiami quando la polizia uccide?”. Il manifesto, comparso sulla pagina social della presidente della sezione Anpi di Leca, Ester Bozzano, che è anche dipendente del Comune di Albenga, ha generato immediate e forti reazioni. L'iniziativa, pensata per promuovere una manifestazione locale, ha suscitato un acceso dibattito pubblico e politico per i suoi contenuti espliciti e la sua rappresentazione delle Forze dell'Ordine, innescando una discussione profonda sulla percezione e il ruolo delle istituzioni di sicurezza.
Il Contenuto del Volantino al Centro della Polemica
Il volantino-manifesto, elemento scatenante della controversia, presenta immagini di forte impatto visivo e simbolico, accostate a un titolo provocatorio. Su un lato, è raffigurata la foto del cadavere di Carlo Giuliani, la cui morte avvenne nel 2001 durante i tesi scontri del G8 di Genova, un evento che ha segnato profondamente la storia recente del paese e che ancora oggi evoca memorie dolorose. Dall'altro lato, il manifesto mostra l'immagine di alcuni poliziotti sul corpo di Abderrahim Fakir, deceduto a Bologna in circostanze legate a un fermo di polizia. La combinazione di queste due immagini, affiancate alla domanda retorica del titolo, è stata interpretata come una chiara presa di posizione e una denuncia critica verso l'operato delle forze dell'ordine, ma ha anche innescato una veemente condanna da parte di diverse forze politiche e settori della società civile.
Le Reazioni Politiche e la Condanna del Centrodestra
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere, in particolare dal fronte del centrodestra nel consiglio comunale di Albenga. Il gruppo di centrodestra ha stigmatizzato con fermezza il contenuto del volantino, esprimendo una netta disapprovazione. Eraldo Ciangherotti, esponente di spicco del centrodestra locale, ha espresso una dura critica, definendo l'iniziativa una “deriva che va condannata con fermezza”. La sua dichiarazione ha sottolineato con enfasi come la “demonizzazione sistematica delle Forze dell’Ordine” rappresenti un atteggiamento inaccettabile, che a suo dire mina la fiducia nelle istituzioni e nel lavoro quotidiano svolto dagli agenti per garantire la sicurezza e l'ordine pubblico.
La questione ha così travalicato il semplice ambito della promozione di un evento, trasformandosi rapidamente in un caso politico di rilevanza locale e non solo, evidenziando le profonde divisioni di vedute su temi sensibili legati all'operato delle forze dell'ordine e alla loro percezione pubblica all'interno della società.