Il 21 luglio 2026, a Bari, lo spazio di mutuo soccorso Bread&Roses ha organizzato un presidio in piazza Umberto per ricordareAbderrahim Fakir, cittadino marocchino deceduto durante un fermo di polizia a Bologna. Circa 300 persone hanno partecipato, esponendo striscioni come “Razzismo di Stato, razzismo delle divise, la nostra rabbia non si divide” e scandendo “Fakir ucciso dalla violenza dello Stato”, esprimendo rabbia e richiesta di giustizia.
Durante il sit-in, Wadoud, membro dell’associazione Solidaria di Bari, ha ricordato l’attività a Ortogentile, bene comune agroecologico Sfruttazero – produzioni Fuorimercato.
Ha ribadito la rabbia per la morte di Fakir, definendolo “ucciso dalla violenza dello Stato”. Wadoud ha esteso il ricordo a tutte le persone migranti private della possibilità di esprimersi, menzionando i lager libici, il Mediterraneo, i CPR e le carceri, luoghi dove, ha affermato, vengono negate libertà, relazioni, vita, speranza, desideri, lavoro dignitoso, permesso di soggiorno e un’abitazione accogliente. Il sistema, ha concluso, “marginalizza, imbruttisce, ci distrugge”.
Scontri e tensioni a Bologna dopo la morte di Fakir
La morte di Abderrahim Fakir è avvenuta a Bologna in seguito a un intervento di polizia nel quartiere Pilastro, scatenando manifestazioni e tensioni. Nella notte tra il 20 e il 21 luglio, il centro di Bologna è stato teatro di scontri prolungati tra manifestanti e forze dell’ordine.
Gli antagonisti hanno eretto barricate con biciclette e transenne, mentre la polizia rispondeva con idranti e lacrimogeni.
Il bilancio ha registrato danni, diversi fermi e undici feriti: quattro manifestanti e cinque poliziotti assistiti sul posto; un agente e un manifestante trasportati in ospedale con ferite lievi. Un’auto di servizio del Comune è stata incendiata vicino a Palazzo d’Accursio; materiali di cantiere usati per barricate e lanci.
Le tensioni sono esplose dopo un presidio in piazza del Nettuno, promosso dal sindaco di Bologna, con la partecipazione della famiglia di Fakir. Una parte dei manifestanti si è poi spostata in corteo verso piazza Roosevelt e la prefettura, dove sono iniziati gli scontri al grido di “assassini” e “tout le monde déteste la police”.
Oggetti e bombe carta sono stati lanciati, con le forze dell’ordine che replicavano con manganellate e cariche. Nonostante i tentativi di alcuni, anche della comunità marocchina, di contenere i più belligeranti, la situazione è degenerata.
I disordini sono proseguiti per ore. La rabbia per la morte di Abderrahim Fakir si è riversata nelle strade, interessando aree come piazza Roosevelt, via della Zecca, via Ugo Bassi e via Rizzoli, teatro di una sassaiola contro la polizia. Gli agenti si sono ritirati per difendere questura e prefettura. Centinaia di giovani – tra antagonisti, attivisti dei centri sociali, studenti e persone di origine straniera – hanno rovesciato cassonetti e transenne, lanciando sassi e bottiglie.
Un giornalista, nonostante si fosse identificato, è stato manganellato. I vigili del fuoco sono intervenuti per un fumogeno in fiamme in una corte interna.
La famiglia di Fakir ha preso fermamente le distanze dagli atti di violenza. Il loro legale ha dichiarato: “Quelli che si stanno comportando in modo criminale a Bologna sono amici di chi sta tentando di negare verità e giustizia per Fakir”. Il presidio di Bari si inserisce in un più ampio contesto di mobilitazione nazionale, con manifestazioni in diverse città che chiedono chiarezza sul decesso e solidarietà per le comunità migranti.