Un vasto incendio di macchia mediterranea ha devastato l'area tra Porto Badisco e Santa Cesarea Terme, in provincia di Lecce, avvicinandosi pericolosamente all'abitato e causando l'evacuazione di circa cento persone. Le fiamme, divampate intorno alle 13 nei pressi di Masseria Grande, sono state rapidamente spinte dal forte vento di maestrale verso la costa, aggredendo la zona della litoranea – rimasta chiusa al traffico per ore – e la parte alta della località termale.
A scopo precauzionale, sono stati sgomberati l’albergo delle terme Palazzo, l’Hotel Mediterraneo e il complesso residenziale Palazzo Miglietta, oltre a diverse altre strutture ricettive e abitazioni.
Residenti e turisti, costretti a una fuga precipitosa a causa del fumo denso, hanno raggiunto un posto sicuro sul lungomare, dove hanno ricevuto assistenza da polizia, carabinieri e volontari della Croce Rossa Italiana.
Intervento dei soccorsi e bilancio del rogo
L’emergenza ha richiesto un imponente dispiegamento di forze e ha messo a dura prova la macchina dei soccorsi per quattordici ore ininterrotte. Sul terreno hanno operato senza sosta i vigili del fuoco dei distaccamenti di Maglie, Gallipoli, Tricase e Ugento, affiancati dal personale dell’Arif e dai volontari della protezione civile. Decisivo è stato l’intervento aereo: diciotto lanci d’acqua sono stati effettuati dall’elicottero Drago dei vigili del fuoco, seguiti da venti lanci di un Canadair dirottato da Trapani.
L’incendio è stato definitivamente domato solo alle 3 e mezza della notte, quando sono iniziate le operazioni di bonifica dell’area.
Il bilancio del disastro è grave: oltre cento ettari di macchia mediterranea, sterpaglie e zona pinetata sono andati in fumo. Dopo la messa in sicurezza dell'area e la conclusione delle operazioni di spegnimento, le circa cento persone evacuate hanno potuto fare rientro nelle rispettive strutture.
Indagini sull'origine dell'incendio
Le indagini sull’origine del vasto rogo sono state affidate ai carabinieri forestali, che stanno verificando eventuali punti di innesco. L’ipotesi prevalente è che le fiamme non siano frutto del caso, ma siano state appiccate in maniera dolosa, con almeno tre o quattro punti di innesco simultanei individuati in zone differenti, tra cui Badisco, Santa Cesarea e Cerfignano.
I militari stanno passando al setaccio le telecamere di videosorveglianza della zona e stanno effettuando rilievi specifici per il tracciamento GPS dell’enorme superficie bruciata, a caccia di elementi utili a chiarire la dinamica e individuare i responsabili.