Un'operazione della Guardia di Finanza di Vibo Valentia ha portato al sequestro di un'autobotte contenente circa 7.000 litri di gasolio di presunta provenienza illecita. L'intervento è avvenuto a Vazzano, nell'ambito di un'intensificazione dei controlli economici sul territorio e delle attività di contrasto alle frodi nel settore dei prodotti energetici, coordinate dal Comando Provinciale di Vibo Valentia.

Durante l'ispezione, i militari del Gruppo di Vibo Valentia hanno fermato un'autocisterna adibita al trasporto di carburante. La documentazione elettronica di accompagnamento attestava un quantitativo di soli 5.000 litri di gasolio, mentre il carico effettivamente trasportato era di circa 7.000 litri.

Gli approfondimenti eseguiti nell'immediatezza hanno evidenziato una significativa difformità tra il carburante presente e quanto riportato nei documenti di viaggio. Per tale motivo, il gasolio è stato ritenuto di presunta provenienza illecita, e i finanzieri hanno proceduto al sequestro dell'autobotte e dell'intero carico, informando tempestivamente l'Autorità giudiziaria competente.

Due denunce per violazioni sulle accise

Al termine delle verifiche, due persone sono state denunciate alla Procura della Repubblica per presunte violazioni della normativa sulle accise. L'operazione si inserisce nell'ambito delle attività di contrasto alle frodi sui prodotti energetici, che vedono le Fiamme Gialle impegnate nella prevenzione e repressione dei reati legati al commercio illecito di carburanti.

Vasta frode nel Crotonese: oltre 8 milioni di euro

L'episodio di Vazzano si colloca in un più ampio contesto regionale di forte impegno contro le frodi nel settore dei carburanti. Una recente e articolata indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone e condotta dalla Guardia di Finanza di Catanzaro in collaborazione con l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Direzione regionale Calabria, ha svelato una frode da oltre 8 milioni di euro. Questa operazione ha riguardato l'utilizzo illecito di carburante agricolo a tassazione agevolata.

Al termine degli accertamenti, è stato eseguito un provvedimento del gip del Tribunale di Crotone che ha disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, di disponibilità finanziarie, beni immobili e mobili per un valore complessivo di 8.139.265,34 euro.

Il provvedimento ha interessato beni riconducibili a 25 soggetti economici, tra cui aziende agricole e depositi di carburante, e 29 persone fisiche coinvolte a vario titolo nell'inchiesta.

Il meccanismo delle associazioni per delinquere

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, al centro del sistema vi sarebbero state due associazioni per delinquere con base nel Crotonese, ma con estensioni in diverse province della Calabria, in Veneto e in Germania. L'ipotesi è che i gruppi fossero finalizzati alla sottrazione all'accertamento e al pagamento delle accise sui prodotti energetici e all'emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Le indagini, condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro, sono partite da una preliminare analisi dell'Ufficio Antifrode regionale dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che aveva rilevato anomalie nei consumi di carburante agevolato da parte di alcune aziende agricole.

Da qui gli approfondimenti, anche attraverso indagini tecniche, che avrebbero consentito di ricostruire un collaudato modus operandi. Le aziende, secondo l'accusa, avrebbero acquistato prodotto energetico con accisa e Iva agevolate presentando documentazione falsa all'Arcea, l'Agenzia della Regione Calabria per le erogazioni in agricoltura. Tale documentazione avrebbe attestato il fittizio esercizio di attività agricole a grande consumo di carburante, in particolare le cosiddette “serre”. Il carburante, però, secondo gli investigatori, avrebbe avuto un'altra destinazione: sarebbe stato commercializzato “in nero”, attraverso l'emissione di fatture per operazioni inesistenti, a soggetti che non avevano diritto all'agevolazione, tra cui autotrasportatori e imprese impegnate in attività di movimento terra.

All'esito delle attività investigative, nei confronti dei 29 indagati sono stati notificati l'informazione di garanzia e l'avviso di conclusione delle indagini. I reati contestati, a vario titolo, sono associazione per delinquere, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, sottrazione all'accertamento o al pagamento dell'accisa sui prodotti energetici ed emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. L'operazione ha consentito di contestare l'illecita commercializzazione di gasolio agricolo e l'evasione delle relative accise e dell'Iva dovute. Gli inquirenti precisano che i provvedimenti adottati nella fase investigativa non implicano alcuna responsabilità dei soggetti sottoposti a indagine, per i quali vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.