Il Friuli Venezia Giulia ha raggiunto il target previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per l'attivazione di 23 Case di comunità. L'annuncio, avvenuto a Trieste il 4 luglio 2026, segna un passo significativo nel rafforzamento della sanità territoriale regionale. L'assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, ha evidenziato come, «pur nella complessità», sia stato possibile «dare corpo a questo grande lavoro». I primi risultati presentati riguardano l'Azienda sanitaria Friuli centrale, mentre i dati completi per le aree di Trieste, Gorizia e Pordenone saranno diffusi nei prossimi giorni.
L'implementazione del modello organizzativo delle Case di comunità è stata resa possibile grazie a un investimento complessivo di oltre 40 milioni di euro, precisamente 40.166.851 euro. Di questa somma, 16.383.345 euro provengono direttamente dai fondi PNRR, a testimonianza dell'importanza strategica del progetto a livello nazionale. La Regione Friuli Venezia Giulia ha contribuito con un cofinanziamento di 23.783.506 euro, destinando le risorse sia agli interventi edili e impiantistici necessari, sia all'acquisto di moderne attrezzature biomediche, informatiche e arredi essenziali per le nuove strutture.
La rete capillare delle Case di comunità
La rete delle Case di comunità si articola secondo un modello hub e spoke, garantendo una copertura capillare sul territorio regionale.
Tra i numerosi nodi territoriali attivati figurano Udine, Tarvisio, Tolmezzo, Gemona del Friuli, Tarcento, San Daniele del Friuli, Cividale del Friuli, Codroipo, Palmanova, Cervignano del Friuli e Latisana. Il direttore dell'Azienda sanitaria Friuli centrale, Denis Caporale, ha inoltre confermato che l'apertura dell'hub principale di Udine è attesa per i primi mesi del 2027, completando ulteriormente l'offerta di servizi.
I dati relativi ai primi sei mesi di attività, registrati tra dicembre 2025 e maggio 2026, confermano una elevata domanda di servizi. Gli ambulatori di cure primarie hanno registrato picchi di oltre 4.000 accessi diurni nelle sedi di Udine e Cividale. La continuità assistenziale notturna e festiva, nel solo capoluogo friulano, ha gestito ben 11.199 contatti.
Per assicurare un'operatività medica h24, l'amministrazione ha adottato una strategia multi-livello, includendo l'impiego di medici a tempo determinato e indeterminato, il ricorso a contratti libero professionali e l'attivazione di procedure di coprogettazione. Sono inoltre in fase di lancio bandi specifici per coinvolgere medici pensionati, dedicandoli alle cure primarie e rafforzando così il personale disponibile.
Collaborazione con il Terzo settore e prospettive future
Il modello delle Case di comunità va oltre le prestazioni sanitarie obbligatorie, quali il punto unico di accesso, l'assistenza domiciliare e i servizi infermieristici. Esso promuove attivamente la sussidiarietà orizzontale attraverso la coprogettazione con gli Enti del Terzo settore.
Questa sinergia è stata ulteriormente incentivata da un bando regionale pubblicato a giugno 2026, volto a selezionare proposte progettuali finalizzate a rafforzare i servizi territoriali e l'integrazione socio-sanitaria.
Guardando al futuro, l'assessore Riccardi ha delineato i prossimi passi, che prevedono un coinvolgimento costante e ampio del sistema degli enti locali: sindaci, assessori e consiglieri comunali. Saranno inoltre coinvolte le rappresentanze delle categorie economiche, sociali e le organizzazioni sindacali. L'obiettivo primario è «raccontare lo sforzo compiuto e spiegare soprattutto a che cosa serve tutto questo», consolidando la comprensione e il supporto per l'evoluzione della sanità territoriale in Friuli Venezia Giulia.