Una società con sede a Quinto di Treviso è stata denunciata dalla Guardia di Finanza per furto aggravato di energia elettrica. L'operazione, condotta il 24 luglio 2026, ha portato alla scoperta di un magnete artigianale di grosse dimensioni, abilmente occultato all'interno di una scatola posizionata sopra il contatore dell'attività commerciale. Questo ingegnoso stratagemma ha permesso di ridurre i consumi registrati dal contatore di ben il 97%, causando un significativo danno economico al gestore dell'energia. Il danno stimato supera i 32.800 euro, come evidenziato dalle indagini.
Le stime indicano che, negli ultimi cinque anni, l'energia sottratta illegalmente ammonta a circa 187.000 kWh, per un valore economico complessivo di 32.883,26 euro. L'impiego del magnete ha garantito alla società un ingiusto vantaggio competitivo, consentendole di proporre servizi a prezzi notevolmente inferiori rispetto alla media di mercato e, di conseguenza, di penalizzare gli altri operatori del settore che operano nella legalità.
Tecniche di frode e conseguenze
Il magnete artigianale era stato posizionato strategicamente per interferire con il corretto funzionamento del contatore elettrico, alterando così la misurazione dell'energia effettivamente consumata. Questa pratica fraudolenta, oltre a configurare un grave reato, comporta seri rischi per la sicurezza degli impianti elettrici e può generare significative ripercussioni economiche, sia per i gestori della rete energetica che per l'equilibrio del mercato locale.
L'intervento della Guardia di Finanza rientra in una più ampia strategia di controlli mirati a contrastare il fenomeno dei furti di energia elettrica, una problematica che ha registrato diversi casi analoghi in Italia negli ultimi anni. Un episodio simile si è verificato a Reitano, dove i Carabinieri hanno arrestato il titolare di un agriturismo. Anche in quella circostanza, un grosso magnete era stato impiegato per alterare la lettura del contatore, riducendo i consumi registrati del 93% e portando alla sottrazione di energia per un valore stimato di circa 20.000 euro. Il dispositivo, anche in quel caso, era stato abilmente occultato all'interno di una scatola modificata per apparire come parte integrante dell'impianto di misurazione.
Conseguenze legali e tutela del mercato
Il furto di energia elettrica, realizzato mediante l'alterazione dei contatori, costituisce un reato perseguibile penalmente. Oltre al recupero delle somme indebitamente sottratte, tale condotta comporta l'applicazione di severe sanzioni amministrative e penali. Le forze dell'ordine, in stretta collaborazione con i tecnici delle società di distribuzione, proseguono nell'attività di monitoraggio e intervento per salvaguardare la regolarità del mercato energetico e garantire la sicurezza degli impianti.
La vicenda di Quinto di Treviso sottolinea come l'impiego di dispositivi artigianali per manipolare i contatori possa causare danni significativi non solo ai fornitori di energia, ma anche alla leale concorrenza tra gli operatori commerciali.
Le autorità competenti esortano i cittadini a segnalare tempestivamente eventuali anomalie riscontrate e a osservare scrupolosamente le normative vigenti in materia di consumo energetico, a tutela di tutti.