Nel contesto del maxiprocesso per le violenze avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, il pubblico ministero Alessandro Milita ha formulato richieste di condanna per un totale di 766 anni di reclusione. Le richieste riguardano 102 imputati coinvolti nei gravi episodi del 6 aprile 2020, quando, in pieno lockdown per il Covid, quasi 300 detenuti furono vittime di abusi. Questa vicenda ha innescato una delle più ampie inchieste sulla gestione e le condizioni degli istituti penitenziari italiani.
Le accuse centrali mosse agli imputati vertono sul reato di tortura, contestato a circa la metà delle persone coinvolte.
La tragica morte del detenuto algerino Hakimi Lamine è stata invece attribuita a una ventina degli imputati. Tra le figure chiave, il pubblico ministero Milita ha identificato Pasquale Colucci, all’epoca comandante del Gruppo Operativo Supporto Penitenziaria e oggi vice-comandante ad Avellino, come il "regista fondamentale" degli eventi e il responsabile dei depistaggi. Per Colucci è stata richiesta la pena più severa: 21 anni e 4 mesi di reclusione.
Le richieste di condanna per funzionari e agenti
Le richieste di condanna si sono concentrate anche su altri funzionari penitenziari presenti quel giorno. Tra le più significative figurano i 14 anni per Gaetano Manganelli, 12 anni per Annarita Costanzo, 11 anni per Nunzia Di Donato, e 10 anni sia per Tiziana Perillo che per il provveditore Antonio Fullone.
Sono stati chiesti 9 anni per Francesca Acerra e per il medico Raffaele Stellato, e 7 anni per Pasquale Iannotta. Per gli ispettori e i sottufficiali coinvolti nella perquisizione, descritta dalle accuse come una vera e propria "mattanza", le pene richieste oscillano tra i 10 e i 13 anni. Per oltre 70 agenti penitenziari, le richieste di reclusione variano da 5 a 10 anni, con una singola istanza di assoluzione per Giuseppe Di Monaco.
L'intero procedimento giudiziario verte sugli eventi accaduti durante una perquisizione straordinaria all'interno dell'istituto, la quale, stando alle indagini, sarebbe degenerata in una serie di violenze sistematiche inflitte ai danni dei detenuti. Le articolate richieste di condanna rappresentano l'esito di una complessa e prolungata istruttoria, culminata in un'indagine approfondita che ha coinvolto un gran numero di membri del personale penitenziario.
Il contesto del carcere di Santa Maria Capua Vetere
La Casa Circondariale "Francesco Uccella" di Santa Maria Capua Vetere si configura come una delle principali strutture penitenziarie della Campania, accogliendo sia detenuti in attesa di giudizio che condannati. L'istituto è balzato agli onori della cronaca nazionale a seguito dei drammatici eventi del 2020. Dotato di diverse sezioni detentive e servizi dedicati alla gestione della popolazione carceraria, la vicenda giudiziaria in corso si annovera tra i più vasti processi riguardanti presunte violenze all'interno di un istituto penitenziario sul territorio italiano.