L'Aquila, 21 agosto 2026 – La Garante per la Regione Abruzzo delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Monia Scalera, ha ribadito con fermezza un principio fondamentale: «La restrizione della libertà non può tradursi nella sospensione del diritto alla cura». Questa dichiarazione, rilasciata oggi, si inserisce nel contesto delicato di un quindicenne con disturbo dello spettro autistico, attualmente collocato in una comunità in esecuzione di una misura cautelare.

Scalera ha evidenziato l'urgenza di una risposta adeguata per il giovane, sottolineando che un ragazzo con autismo in tali condizioni non può essere lasciato senza il supporto necessario.

La sua presa in carico deve essere specialistica e personalizzata, un aspetto già sollevato dall'Associazione Autismo Abruzzo, che aveva precedentemente sollecitato l'intervento delle istituzioni sanitarie e regionali per trovare una soluzione specifica. La Garante ha inoltre marcato una distinzione cruciale tra il piano giudiziario e quello sanitario, affermando che una misura disposta per tutelare sia l'incolumità del ragazzo sia la sicurezza della parte offesa deve risultare concretamente idonea allo scopo.

Urgenza di strutture terapeutiche specializzate

Per affrontare questa complessa situazione, la Garante ha rivolto un appello pressante alle autorità sanitarie e sociali. La richiesta è di individuare con la massima urgenza una struttura terapeutica adeguata, valutando la possibilità di ricorrere anche a soluzioni fuori regione.

Questa necessità emerge dalla constatazione che in Abruzzo non sono attualmente disponibili strutture terapeutiche residenziali specificamente concepite per minorenni con esigenze così particolari. Nel frattempo, è imperativo garantire la continuità della terapia prescritta, oppure individuare immediatamente una diversa collocazione che sappia coniugare efficacemente le esigenze terapeutiche del minore con quelle di sicurezza. Monia Scalera ha concluso il suo intervento ribadendo che il ragazzo necessita di una risposta specialistica e non di una semplice sistemazione, e che le istituzioni hanno il dovere ineludibile di trovare una soluzione concreta, senza ulteriori ritardi o dilazioni di responsabilità.

La gestione delle fragilità psichiatriche nelle carceri abruzzesi

Il tema della gestione delle persone con fragilità psichiatriche in contesti restrittivi si estende anche alle strutture penitenziarie dell'Abruzzo, dove l'emergenza sicurezza persiste. Un recente episodio ha riacceso i riflettori su questa problematica: nel carcere di Pescara, si è verificata l'ennesima gravissima aggressione. Un detenuto con conclamati problemi psichiatrici, già noto per precedenti episodi di violenza, ha colpito al volto un sottufficiale della Polizia Penitenziaria nel reparto di Articolazione per la Tutela della Salute Mentale.

L'accaduto è stato denunciato con fermezza da Sabino Petrongolo, Segretario Regionale dell’USPP (Unione Sindacati Polizia Penitenziaria), che ha nuovamente evidenziato la totale insostenibilità della gestione di tali detenuti all'interno delle attuali strutture carcerarie.

Petrongolo ha definito l'aggressione come «l'ennesimo atto di violenza annunciato», sottolineando che un detenuto con evidenti problematiche psichiatriche non può continuare a mettere a repentaglio la vita e l'incolumità fisica del personale. L'USPP ha chiesto con assoluta urgenza l'immediato trasferimento di questo soggetto fuori dall'istituto pescarese e il suo inserimento in una struttura idonea al suo stato di salute mentale, ribadendo che la Polizia Penitenziaria di Pescara è allo stremo e che non saranno più tollerati ritardi o silenzi burocratici di fronte a una situazione che ha travalicato ogni limite di sicurezza.