Il gip di Roma ha disposto il carcere per Valter Lavitola, accusato di aver commissionato l'attentato dinamitardo del 16 ottobre 2025 contro il giornalista Sigfrido Ranucci. L'obiettivo, secondo il provvedimento, non era nuocere fisicamente, ma accrescerne la popolarità e favorire i progetti politici di Lavitola. L'azione doveva apparire intimidatoria o ritorsiva, senza mettere in reale pericolo l'incolumità del giornalista. Lavitola avrebbe commentato l'episodio sostenendo che, se fosse stato lui il mandante, Ranucci sarebbe stato d'accordo; un'affermazione priva di riscontri investigativi.
Ipotesi sul movente e dettagli investigativi
L'ipotesi investigativa suggerisce che l'attentato mirasse ad aumentare la visibilità di Ranucci per una potenziale candidatura politica. Un sondaggio demoscopico, commissionato da Lavitola e diffuso tra politici e giornalisti, avrebbe valutato il peso elettorale del conduttore di Report. Il questionario (21 punti) non citava Ranucci, ma un "candidato", e Lavitola lo avrebbe presentato a vari interlocutori.
Valter Lavitola ha respinto le accuse, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Ha ribadito di non avere alcun coinvolgimento nell'attentato del 16 ottobre 2025, che ha distrutto due auto e danneggiato un cancello davanti all'abitazione di Ranucci.
Ha descritto il rapporto con il giornalista come quello tra amici stretti, sostenendo l'assenza di un movente plausibile.
Le dichiarazioni di Ranucci e lo stato delle indagini
Sigfrido Ranucci ha negato ogni ambizione politica, dichiarando: "Balle. Non ho mai voluto" e aggiungendo di non volersi candidare per evitare incarichi istituzionali. Ranucci ha definito "folle" l'idea di un attentato per una candidatura in elezioni previste nel 2027, ipotizzando invece che l'azione fosse mirata a interrompere il flusso di informazioni verso Report. Ha anche affermato di essere convinto che Lavitola non avrebbe mai voluto fargli del male.
Le indagini hanno condotto all'arresto dei presunti autori materiali dell'attentato, ritenuti vicini a un clan di camorra.
Gomes Clesio Tavares, 47enne camerunense e collaboratore di Lavitola, è considerato l'anello di congiunzione con il commando. Dopo l'attentato, Tavares si è trasferito in Camerun. Perquisizioni hanno sequestrato manoscritti, appunti, telefoni e supporti informatici. A Lavitola è contestato un sopralluogo del 16 settembre 2025 vicino all'abitazione di Ranucci. Al momento, nessun elemento collega direttamente il sondaggio demoscopico al movente dell'attentato, che resta un'ipotesi investigativa in verifica.