Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina, ha accolto con favore il parere tecnico del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici sul progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina. Tale pronunciamento segue una lunga istruttoria sull'intera opera, in linea con il Decreto Legge 32/2026.
Il prossimo passo prevede l'esame delle osservazioni tecniche da parte dei progettisti e tecnici della società. L'obiettivo è fornire risposte puntuali per consentire al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di trasmettere la documentazione al Dipartimento per la Programmazione Economica (Dipe) della Presidenza del Consiglio, per l'iscrizione del progetto all'Ordine del Giorno del Cipess per una nuova delibera.
Ciucci ha ringraziato il presidente Massimo Sessa e il Consiglio Superiore per l'impegno, sottolineando la collaborazione con Eurolink, Parsons Transportation Group e l'Expert Panel.
L'iter normativo e i prossimi passaggi
Il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici è un tassello cruciale nell'iter normativo. Dopo la bocciatura di una precedente delibera Cipess da parte della Corte dei conti, il governo ha approvato il decreto legge “Commissari” per confermare l'opera e garantirne la copertura finanziaria. Il decreto definisce i passaggi per nuova approvazione Cipess, rinnovo piano finanziario e stipula atto aggiuntivo. L'Autorità dei Trasporti è coinvolta per il parere finanziario, mentre l'accordo di programma è in fase di aggiornamento.
Costi, ambiente e collaborazioni
La società Stretto di Messina ha assicurato massima collaborazione con Eurolink, Parsons Transportation Group e l'Expert Panel. Il dialogo con l'Unione Europea su ambiente e appalti è proseguito con incontri specifici. La valutazione di impatto ambientale (VIA), avviata tra febbraio e marzo 2024, ha avuto un primo riscontro positivo a novembre, con richieste di misure compensative per i siti Natura 2000. I costi dell'opera sono evoluti da 3,5 miliardi di euro (2006) a6,7 miliardi (2011) fino agli attuali 13,5 miliardi di euro, per indicizzazione e aumento prezzi post-pandemia, non per varianti progettuali. Ciucci ha ribadito che il decreto conferma l'intero fabbisogno finanziario, ritenendo irresponsabile mantenere stanziamenti originari, non potendo usare le risorse previste per il 2025.