L’avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci, ha espresso sconcerto per la recente “confessione” di Valter Lavitola, nell’inchiesta sull’attentato dinamitardo a Campo Ascolano contro il conduttore di Report. De Vita ha definito le dichiarazioni di Lavitola, se il movente fosse reale, un “delirante teatro della follia”. Sigfrido Ranucci ha scorta ininterrotta dal 2021, confermata per gravi minacce. La sua popolarità è “elevatissima in Italia e all’estero”. Se il movente fosse quello riportato, si collocherebbe “tra l’inutile e il rassicurante”, lontano da ipotesi più gravi, e la sua credibilità resta da valutare.
Lavitola nega ogni coinvolgimento nell'attentato
Valter Lavitola si è presentato in Procura a Roma l’8 luglio 2026 per essere interrogato sull’attentato dinamitardo contro Ranucci. Ha reso dichiarazioni spontanee, negando ogni coinvolgimento e definendo Ranucci un “amico”, dichiarandosi “sconvolto”. Ha escluso l’implicazione di Gomes Celesio Tavares, descritto “come un figlio”, sostenendo si trovi in Camerun per un progetto sui carbon credits.
Le accuse della Procura e gli elementi probatori
La Procura di Roma contesta a Lavitola il ruolo di presunto mandante dell’attentato, ipotizzando il reato di strage aggravata dal metodo mafioso. L’attacco, con ordigni esplosivi sotto l’abitazione di Ranucci a Campo Ascolano, ha distrutto due auto.
Nell’inchiesta indagate altre persone per ruoli esecutivi o di complicità: Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone, Antonio Passariello, Marika De Filippis e Luca Amato. Gli inquirenti hanno raccolto elementi probatori (intercettazioni, dati celle telefoniche) che potrebbero collegare Lavitola a Tavares e agli esecutori materiali.