Un momento cruciale nell'inchiesta sulle tragiche morti per avvelenamento da ricina avvenute a Pietracatella lo scorso dicembre si è consumato negli uffici della questura di Campobasso. Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, è stato protagonista di un confronto con una donna sua amica. L'incontro, durato oltre tre ore, si è svolto alla presenza della procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, e del capo della Squadra Mobile, Marco Graziano, segnando un ulteriore passo avanti nelle indagini volte a chiarire le circostanze esatte del decesso delle due donne.
Le analisi scientifiche escludono l'esposizione a ricina per Gianni e Alice Di Vita
Parallelamente agli sviluppi in questura, l'indagine ha ricevuto importanti riscontri scientifici. Sono infatti giunti da Berlino gli esiti degli esami del sangue condotti su Gianni e Alice Di Vita. I prelievi erano stati effettuati lo scorso primo luglio nell'ambito dell'inchiesta che cerca di far luce sul "giallo" di Pietracatella. Gli esperti del prestigioso Robert Koch Institute, centro all'avanguardia a livello mondiale nel campo dei veleni, hanno categoricamente stabilito che padre e figlia non sono mai venuti a contatto con la ricina. Questi risultati confermano quanto già accertato nei mesi precedenti dal Centro antiveleni di Pavia, rafforzando l'ipotesi di una loro estraneità all'esposizione diretta alla sostanza tossica.
Il coinvolgimento dell'istituto tedesco è stato richiesto specificamente per la sua capacità di sviluppare tecniche particolarmente avanzate, in grado di individuare tracce di ricina anche a distanza di molti mesi dall'eventuale esposizione. La procura di Larino aveva sollecitato questi approfondimenti per verificare l'eventuale presenza di anticorpi, indicatori di un contatto con il veleno. Gli esiti negativi di tali accertamenti hanno dunque escluso tale esposizione per entrambi i soggetti.
Proseguono gli accertamenti della Procura di Larino
Sotto la guida della procuratrice Elvira Antonelli, la procura di Larino continua incessantemente il suo lavoro investigativo. La stessa procuratrice ha recentemente riascoltato Alice Di Vita, figlia e sorella delle vittime, per acquisire ulteriori elementi che possano contribuire a una più completa ricostruzione degli eventi.
Il confronto avvenuto in questura tra Gianni Di Vita e la sua amica si inserisce in questo quadro di approfondimenti, rappresentando un tentativo di delineare con maggiore precisione la dinamica che ha portato alla tragica fine di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. L'inchiesta prosegue a tutto campo, con l'obiettivo primario di fare piena luce su ogni aspetto legato a questo complesso caso di avvelenamento da ricina a Pietracatella, attraverso continui accertamenti tecnici e audizioni dei soggetti coinvolti.