Sei bracconieri sono stati sorpresi e denunciati dai carabinieri di Viadana, in provincia di Mantova, mentre praticavano la pesca di frodo nel fiume Po. L'operazione, condotta il 18 agosto 2026, ha portato al sequestro di quasi una tonnellata di pesce – precisamente 985 chili – composto prevalentemente da pesci siluro, catturati illegalmente con l'uso di uno storditore elettrico. Il pescato era stato caricato su una Land Rover e un Fiat Scudo, entrambi i veicoli sono stati confiscati.
L'operazione e le denunce
Durante l'intervento, i militari hanno proceduto al sequestro non solo dei due veicoli utilizzati per il trasporto del bottino ittico, ma anche dello storditore elettrico, strumento vietato e altamente distruttivo per l'ecosistema fluviale.
L'intero carico di pesce, insieme all'attrezzatura illecita, è stato successivamente affidato alla polizia provinciale per la sua distruzione, come previsto dalle normative vigenti. I sei individui coinvolti sono stati formalmente denunciati per bracconaggio nelle acque ittiche interne e per concorso in crudeltà e lesioni verso animali, reati che sottolineano la gravità delle loro azioni e l'impatto negativo sulla fauna acquatica.
Il fenomeno del bracconaggio ittico e i precedenti
La pratica della pesca con storditore elettrico, severamente proibita dalla legge, continua a rappresentare una seria minaccia per la biodiversità dei nostri corsi d'acqua. Questo episodio nel Po si inserisce in un quadro più ampio di attività illecite che le forze dell'ordine stanno contrastando con crescente impegno.
Già nell'aprile del 2026, infatti, un'operazione simile aveva interessato il fiume Oglio, tra le province di Brescia e Mantova. In quell'occasione, le Guardie volontarie della Provincia di Brescia, supportate dai carabinieri di Viadana, erano riuscite a sequestrare quasi sette quintali di pesci siluro, anch'essi catturati con l'ausilio di attrezzature elettriche.
L'intervento sull'Oglio aveva permesso di individuare e confiscare l'attrezzatura illegale, portando al fermo di uno dei responsabili, mentre altri due complici erano riusciti a dileguarsi. Le attività di monitoraggio e controllo dei corsi d'acqua sono state significativamente intensificate a seguito di numerose segnalazioni di movimenti sospetti da parte di pescatori e residenti locali.
Le autorità ribadiscono con forza che la pesca con mezzi non consentiti non solo infrange la legge, ma costituisce anche una grave minaccia per l'equilibrio degli ecosistemi fluviali, causando danni irreparabili alla fauna acquatica e all'ambiente nel suo complesso. Questi episodi evidenziano la necessità di una vigilanza costante per tutelare il patrimonio ittico e la salute dei nostri fiumi.