Dalia Gubbay, vicepresidente della Comunità Ebraica di Milano, ha espresso pubblicamente il suo profondo dispiacere e la sua viva preoccupazione per l'increscioso episodio che ha coinvolto il figlio sedicenne, Gabriel. Il giovane si trovava in Bulgaria, partecipando a una vacanza con numerosi coetanei di fede ebraica provenienti da diverse nazioni europee, quando l'albergo che li ospitava è stato bersaglio di un'aggressione da parte di un gruppo di naziskin. L'evento, avvenuto proprio durante l'ultima sera della loro permanenza, ha gettato un'ombra inquietante su un'esperienza che avrebbe dovuto essere di spensieratezza per circa duecento ragazzi.

Il Racconto della Madre e la Voce dei Giovani

Attraverso un video diffuso sui suoi canali social, Dalia Gubbay ha voluto lanciare un messaggio chiaro e forte, sottolineando con fermezza che "i nostri figli sono cittadini italiani, francesi, belgi, svizzeri, sono di religione ebraica e hanno il diritto di vivere serenamente nelle loro città, in Europa e nel mondo". Il sedicenne Gabriel, al suo rientro dalla Bulgaria, ha mostrato evidenti segni di profondo amarezza e scuotimento per quanto vissuto. La madre ha descritto il suo stato d'animo, sottolineando come il ragazzo fosse visibilmente turbato e incapace di comprendere la ragione di tanta violenza. Le parole di Gabriel, riportate dalla signora Gubbay, esprimono tutta la sua incredulità e il suo turbamento di fronte a un'esperienza così traumatica: "mamma non pensavo di vivere un'esperienza così e di ritrovarmi a pensare che siamo tornati come negli anni della seconda guerra mondiale".

Questa frase rivela la gravità dell'impatto psicologico subito dal giovane, che ha percepito un inquietante ritorno a tempi bui della storia.

Le Preoccupazioni per il Futuro e il Diritto alla Serenità

Il giovane Gabriel ha manifestato alla madre un senso di profonda confusione e ha ammesso di provare una certa preoccupazione all'idea di affrontare la quotidianità e di muoversi liberamente nelle proprie città. La vicepresidente della Comunità Ebraica di Milano ha concluso il suo accorato appello esprimendo il suo rammarico come genitore: "Come genitore sono dispiaciuta che lui abbia dovuto vivere questo momento e che i nostri ragazzi non possano avere la tranquillità e la serenità di trascorrere una vacanza o vivere nelle loro città".

L'increscioso episodio, che ha visto coinvolti giovani di diverse nazionalità ebraiche, ha immediatamente catturato l'attenzione e la profonda preoccupazione della Comunità Ebraica di Milano. Quest'ultima ha prontamente ribadito con forza l'importanza cruciale della sicurezza e del diritto inalienabile alla serenità per tutti i ragazzi di religione ebraica che vivono e viaggiano in Europa, affinché possano godere di una vita libera da minacce e discriminazioni. La Comunità Ebraica di Milano sottolinea l'importanza di tutelare il loro diritto a una vita serena e senza pregiudizi.