Tempo di bilanci per la 55esima edizione della Biennale di Venezia. Inaugurata il 1 giugno 2013, l'esposizione ha compiuto il suo giro di boa per l'apertura di due mesi e mezzo. Chiuderà i battenti il 24 novembre, ma molte sono ancora le cose da raccontare ed è giusto fermare sulla carta le prime impressioni.

Quest'anno la mostra vede la partecipazione di 88 paesi con 10 paesi presenti per la prima volta (Angola, Bahamas, Regno del Baharain, Repubblica della Costa D'Avorio, Repubblica del Kosovo, Kuwait, Maldive, Paraguay e Tuvalu). E per la prima volta 47 sono gli eventi collaterali che la manifestazione include con più di 150 artisti provenienti da 38 nazioni.

Visitarla in questi giorni di grande afflusso è un piacere e ad ogni angolo sono presenti opere che suscitano grande sorpresa. Tutti sono di grande attrattiva, ma i padiglioni più interessanti sono per il visitatore non molto attrezzato quelli dell'Ungheria, dell'Egitto e del Barhain.

Per oggi vale la pena soffermarsi su quello di Ungheria. Cosa si vede di tanto sorpendente? Una sequela di bombe inesplose. L'opera è per l'appunto è intitolata "Lanciata ma non esplosa" di Zsolt Aszatalos, classe 1974, per la prima volta in Italia e prescelto per la Biennale. Le bombe sono inesplose, tutte in fila con la loro targhetta. Ma l'autore, non pago di ciò, nella sala accanto, su 16 apparecchi che avvolgono in ogni direzione, proietta filmati che ritraggono le zone su cui queste bombe sono state ritrovate.

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Da una parte si vede una panchina con un prato, dall'altra un grande edificio rosa, poi ancora un tunnel, come quelli che si costruiscono accanto alle linee ferroviarie, poi una piazzola e ancora prati e verde, quasi a dire: vedi uomo, se le bombe fossero esplose, cosa si sarebbe trovato? Solo morte , distruzione e buche. E invece laddove i congegni per uno strano destino non hanno funzionato, solo parchi verdi ed edifici dove la vita svolge il suo corso. Quando il visitatore posa il suo sguardo su tali immagini si odono sonorità paradisiache, cinguettare di uccelli, lo scrosciare dell'acqua in un ruscello e il fruscio del vento sulle fronde degli alberi. Una magnificenza che il destino ha voluto donare all'uomo, quello stesso che ha costruito strumenti di morte come le bombe.

Da visitare questo padiglione, perché come al solito offre una lezione di vita tratta dalla storia tormentata da un passato di guerra.