E' uno dei più apprezzati disegnatori contemporanei, noto al pubblico per il modo intelligente e audace di dissacrare persone e fatti di vita quotidiana, senza mai cadere nella retorica o nel qualunquismo.

Stiamo parlando di Vauro Senesi, vignettista toscano classe 1955, cresciuto nella scuola di Pino Zac con cui fondò la rivista Il Male. Da sempre politicamente schierato vicino al Partito Comunista, Vauro ha collaborato per tanti anni con Il Manifesto e dal 2006 fa coppia fissa con gli approfondimenti televisivi di Michele Santoro (prima Anno Zero e dal 2011, su La7, Servizio Pubblico).

Ha scritto ben trentatre Libri, tutti dedicati al mondo della satira e alla sua difficile convivenza con la società moderna.

Dopo un anno di silenzio, Vauro è tornato con una nuova opera intitolata "Critica della ragion satirica. Elogio della presa per il culo", un lavoro che si apre con la prefazione del premio Oscar Dario Fo sul valore della satira: "Essa non può essere delicata, non può limitarsi a produrre sorrisi ma solo urla da sghignazzo".

Il libro di Vauro è un lucido e dissacrante saggio sulla satira e sull'umore dalla lettura agevole e godibile: con un linguaggio semplice e diretto, il disegnatore spiega la genesi e l'evoluzione in chiave moderna di quella che è definita da Giorgio Forattini "la più alta espressione di libertà e democrazia".

Partendo dal suo naturale rapporto con la politica ("il rapporto con il potere è talmente stretto e viscerale che bisogna essere molto accorti, altrimenti si rischia di finirci a letto"), Vauro ripercorre un'analisi critica alla satira, che inevitabilmente può sfociare nella censura, da lui detestata e definita "come una gomitata mentre stai disegnando, che ti fa fare uno sbaffo sul foglio e addio vignetta".

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Tanti poi i riferimenti a esperienze da lui vissute per vignette al centro di polemiche che hanno minato la libertà di stampa (come quella che ritraeva la ministro Fornero come una squillo) e un lavoro che lo pone estremamente solitario, in cui "ognuno segue il suo istinto, il suo senso artistico, le sue sensazioni".

 Dissacrante una delle sue definizioni della satira: "E' la pozione della strega. Ad occhio è composta da un 60 per cento di succo di pernacchia, un 10 per cento di sputazzo di risata e il restante 30 per cento è coda di pensiero".

Nemmeno Vauro stesso è in grado di spiegare cosa realmente sia la satira. "La faccio per come mi viene! Per come la vita stessa me la suggerisce quotidianamente, con tutti i suoi dolori, gioie, noie e passioni" sentenzia con la sua solita ironia.