L'intervista di Fazio a Brunetta a "Che tempo che fa", finita a parlare dello stipendio del conduttore, sta facendo il giro del web, dando vita a un dibattito acceso sulla questione stipendi Rai. Tra il conduttore e l'ex ministro Renato Brunetta sui costi del salvataggio Alitalia, volano parole polemiche dopo una domanda di Fazio sulla questione delle voci di aiutino della compagnia di bandiera.

Brunetta esordisce: "Se ne leggono tante, anche sul suo stipendio di cinque milioni...". Mentre il conduttore abilissimo ribatte: "Io però i soldi alla mia azienda li faccio guadagnare", e sostenuto dall'applauso del  pubblico continua: "Sono orgoglioso di restituire il 50% del mio stipendio alla collettività e di non avere alcuna denuncia per frode fiscale ...

questo programma è pagato interamente dalla pubblicità" (Endemol, dice anche Grillo che dal suo blog che ha colto la palla al balzo per dire la sua a riguardo).

Il buon Fazio è rimasto molto male certamente, ma alla luce degli stipendi che prendono i vari conduttori Rai, che sono davvero eccessivi, la polemica arriva a proposito in tempi di tagli e scatena una serie critiche su altre fasce protette della casta. 

La Rai si sa si avvale anche della pubblicità per autofinanziarsi, ma non solo: a parte il canone, gli stipendi di conduttori, presentatori, ospiti (a cui spesso sono date per una o due serate cifre astronomiche) sono pagati anche dallo Stato, è questo che rende insofferenti.

Fazio è il capro espiatorio di un discorso di sprechi che coinvolge tanti in Rai, forse perché quello che guadagna di più, ed il tema sollevato da Brunetta era attinente alla polemica Alitalia perché anche i bilanci Rai non sono proprio messi tanto bene.

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La Rai è tecnicamente fallita, nel 2012 ha perso 245,7 milioni di euro e le previsioni per il 2013 sono di una perdita superiore a 400 milioni, eppure non si parla mai di riduzioni di stipendi di presentatori e ospitate (un nome: Ron Moss per presenziare a Ballando tra le Stelle si è portato a casa anni fa la bellezza di 900 mila euro, non l'unico né l'ultimo di una serie).

Nelle trasmissioni televisive si fa molta demagogia, i telespettatori assistono alle lamentele sulla Regione Sicilia,  accusata di assumere troppo personale (magari i soldi in tutte fossero spesi così), su pensioni di professori universitari, di medici, di magistrati e di categorie di professionisti che curano, educano proteggono il Paese e per quello che fanno, si meritano, ampiamente, i loro stipendi e non di finire nell'occhio del ciclone scatenato da tv pagate dai cittadini.

I cachet da 5.000 euro al giorno per ogni trasmissione, se fossero pagati unicamente dalla pubblicità sarebbero anche se eccessivi leciti, ma se non lo sono, chi vive con pensioni di invalidità di 290 euro o pensioni sociali o di lavoro di 300 euro o 400 euro dopo aver lavorato 40 anni, come può non provare sdegno ( il Governo Monti ha imposto tagli a invalidi e gravato con tasse ulteriori categorie già deboli)?

Chi fa il suo mestiere bene, ha compiti di grande responsabilità, rischia la vita, si occupa della vita altrui, chi da anni rischia di vedere fallire la sua impresa, ma anche l'impiegato, l'insegnante, il collaboratore scolastico beffeggiato dalla tv, con certi discorsi massificatori che mettono uno contro l'altro e spesso colpiscono chi non merita nessuna critica tanto meno dalla tv che poi prende certi stipendi e non fa sacrifici per il bene del Paese.

Ecco alcuni cachet Rai: Fabio Fazio, due milioni di euro - Luciana Littizzetto, 20mila euro per ogni suo intervento su Rai3 - Antonella Clerici con  La Prova del Cuoco e Ti lascio una canzone, un milione e mezzo di euro l'anno - Carlo Conti, un milione e 400mila euro - tra i giornalisti il più pagato è Bruno Vespa, conduttore di Porta a Porta, con i suoi 600mila euro - Giovanni Floris, conduttore di Ballarò, 550mila euro.

Troppo davvero per una Tv di Stato forse bisogna pensare per tempo a tanti rimedi se non si vuole fare la fine della Grecia e anche se per noi il rischio non ci fosse è necessario più che mai oggi la diminuzione del divario sociale e della povertà.