Anguilla e Nuto, protagonisti del romanzo 'La luna e i falò' di CesarePavese,seduti su un pagliericcio mirano la luna, 'in cui non si può non credere', eanimati d’una nostalgia sublimata dal paesaggio, commentano il futuro: sìquesta terra verrà riconosciura un giorno quale patrimonio dell’umanitàdall’organismo Unesco. Ecco, una profezia immaginifica che Cesare avrebbe potuto porre sullelabbra dei suoi personaggi, nell’ultimo libro della sua vita, prima di porvi eglistesso fine in una camera d’albergo a Torino, nel 1950.

I suggestive paesaggi vitivinicolidi Langhe-Roero e Monferrato nel Piemonte, edenici per geometria e suggestioni cromatiche, sono dunque patrimonio mondiale dell’umanità. Ilcomitato dell’Unesco riunito a Doha nel Qatar non ha potuto esimersi dalconferire questo riconoscimento, che corona la qualità affettiva del tempospeso da operai, agricoltori e 'curatori' di questi luoghi dalle sapidità geo-morfologica, paesaggistica, enologica e culturale ineguagliabili e irriproducibili.

Vera prova dunque, della cura parentale degli umani per la coltre verde eproduttiva del pianeta. Il sito premiato è costituito da ben sei aree, inscritte nei confini provinciali diAlessandria, Asti e Cuneo e di 29 comuni limitrofi, per un’estensionecomplessiva pari a 10.789 ettari.

Alture, colline, minuti pianori e vigneti; raccolti insediamenti urbani e presenze monumentalistiche di armoniagentile che paiono stillare sapori inimitabili nelfluido denso dei grandi vini piemontesi.

Una ricchezza di profilo unico; unaqualità che assomma tutte le variabili d’una cultura millenaria, stratificazione di conoscenza e sapienzialità.

Beppe Fenoglio e Cesare Pavese si sarebbero dicerto commossi nel vedere il loro paesaggio aggiungersi al lungo elenco di sitiUnesco italiani: ben 50, il numero più alto tra i Paesi considerati, mai tutti sufficientemente celebrati e apprezzati, ma che fanno dell’Italia uno dei luoghiove più forte l’ingegno colturale e l’impegno culturale hanno generato così tanteluminose gemme.

E ci si potrebbe immaginare tutti a sera d’estate, incompagnia d’anime nobili e briose, ad impugnare  larghi calici di Nebbiolo,quanto di Dolcetto, o ancora di Barolo tinto di tannino, seguiti da dinamici Barbera, e saggiarne allegramente la fragranzadi capolavori dell'arte vitivinicola.

Per la prima volta, l'Unesco riconosce unpaesaggio "rurale" italiano quale bene storico-naturalistico, sintesi di physis e artificio umano.

L’Italia eno-gastronomico-turistica ha un peso pari a5 miliardi di euro; il suo paesaggio, emulsione di tradizioni e competenza,cura e gestione accorta ha per la stessa umanità valore del tutto incalcolabile.

Platone rinveniva nel vino unafluida premessa per le meditazioni filosofiche più dense, unica 'bevanda propizia al filosofare'. E dunque, verrà la bellezza eavrà le vostre forme: Langhe e Monferrato, grazia altera di luoghi presidiati con l’intelligenza degli affetti e lacura attiva d’una ruralità moderna e antica, al tempo.

Forse con tale auspicio e un calicedi Dolcetto in pugno, Cesare avrebbe anche potuto persuadere la sua bella ConstanceDowling a soprassedere e a rimanere presso il suo cuore; a vivere una lungastagione di ebbrezza e di contemplazione dello spettacolo delle vigne delle suaterra, protette dal paterno campanile di Santo Stefano Belbo

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