"Non c'è bisogno di conoscere le opere di Leopardi per seguire la storia del viaggio di quest'uomo che è una storia di emancipazione, di una fuga e della rottura di tutte le gabbie dentro cui ci costringe la vita stessa". Così presenta il suo film," Il giovane favoloso", in concorso a Venezia alla 71/a Mostra d'Arte Cinematografica, Mario Martone. Con questo film, che sarà distribuito nelle sale cinematografiche a partire dal prossimo 16 ottobre, Martone tocca un caposaldo della letteratura italiana offrendo a pubblico e critica una visione di un gigante delle letteratura italiana: Leopardi, secondo Martone. Con un certo orgoglio, anche per i lunghi applausi ricevuti dalla presentazione alla stampa, il regista napoletano, a chi credeva si trattasse di un film storico, afferma: " Il giovane favoloso è la storia di un'anima".

Non è stata una sfida facile quella del regista nel portare sul grande schermo la vita di Leopardi, interpretato da Elio Germano, e la sua aspra natura, l'accoglienza calorosa del Lido conferma che la sfida è vinta. Giacomo Leopardi nasce a Recanati nel 1798, giovane entusiasta, destinato a essere perennemente deluso, vive "prigioniero" dell'immensa biblioteca di casa nell'odiata Recanati, il giovane Leopardi legge di tutto, la sua mente spazia, ma l'universo è fuori, un po' questo contesto fa anche pensare a un giovane dei nostri tempi, "prigioniero" della rete, ritrovandosi in entrambi i casi con un enorme finestra aperta sul modo, ma per "vivere" bisogna uscire, in entrambe le epoche.

Il film si snoda raccontando la vita di Giacomo Leopardi, infelice e sorprendentemente ironico quello visto da Martone, dalla sua nascita, pertanto il periodo vissuto a Recanati, all'età di 24 anni quando il "giovane favoloso" lascia il luogo natio per essere accolto dall'alta società italiana, quindi Martone traccia il periodo trascorso a Firenze e Napoli, accanto all'amico, forse l'unico, e forse anche amante, senza indugiare sul gossip, Antonio Ranieri, interpretato da Michele Riondino, le fasi della vita del poeta sono contrassegnata nella pellicola dalla lettura di alcune delle poesie più celebri, l'infinito per esempio entra nel film dopo quasi sessanta minuti, inizia con i fratelli Leopardi che giocano dietro una siepe all'ombra di casa e anche all'ombra del padre-padrone Monaldo, interpretato da Massimo Popolizio .

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La vita che si sussegue, vissuta piena di aspettative e desideri, ma tracciata dalla malinconia; poi la malattia, la via crucis fisica, il continuo incurvarsi, fino alla morte avvenuta a Napoli. Martone ha sicuramente ragione su un punto, l'anima forte del giovane favoloso sta proprio nell'intelligente e colto pessimismo di Leopardi, irreversibile perché scientifico, dimostrando che la sua condizione non è migliorabile, ma lo fa con il sorriso.