Morgan, lo spregiudicato giudice di X-Factor 2014, si racconta in un libro in uscita in questi giorni dal titolo "Io, l'amore, la musica, gli stronzi e Dio", edizione Einaudi: è un Marco Castoldi a 360 gradi, quasi imprigionato dal successo della trasmissione sonora in onda su Sky, pressoché privato di ciò che sa fare meglio di tutto. "Essere solo a casa e suonare il piano". Anche se, poi, il successo lo porta ancora per una volta a salire sul palcoscenico e a rapportarsi con il pubblico nel peggior modo possibile. E, infatti, Morgan riflette: "La televisione è la peggior espressione della musica che ho fatto.

Addirittura una deriva completa e senza via d'uscita". Una via d'uscita, in realtà, Morgan l'aveva trovata qualche settimana fa abbandonando la trasmissione X-Factor 8, salvo poi rientrarci appena la settimana dopo. Eppure è proprio la televisione a dare un po' di normalità alla sua vita, anche se poi, finita la puntata, si chiude in casa per tre giorni e spegne pure il cellulare. Morgan dorme e si alza solo per leggere o suonare. Dopo quattro giorni qualcuno, magari preoccupato, riesce a trovarlo e lui, rispondendo alla consueta domanda di che fine abbia fatto, dice semplicemente che si è vergognato.

Autobiografia Morgan vigilia finale X-Factor 2014: "Se sono così è per il suicidio di mio padre"

Nella sua autobiografia, Morgan affronta temi molto delicati.

Innanzitutto il fatto di aver deciso di scrivere un libro autobiografico è per dare una spiegazione con proprie parole di sé stesso, di com'è, oggi, 42 anni. Quasi l'età in cui suo padre, a 46 anni, decise di uccidersi perché non riusciva a mantenere economicamente la famiglia. Quel tragico fatto l'ha fatto diventare quello che oggi è: ingestibile, contraddittorio, vulcanico, scontroso. Ma Morgan si dice sicuro di amare la vita e l'ha capito proprio in occasione del suicidio del padre: "Uccidersi, come uccidere un altro essere umano o un insetto è sbagliato allo stesso modo". Ma è stato proprio da quel triste evento che Morgan ha capito come voleva vivere: di musica, l'unica cosa che lo fa star bene e che gli ha permesso di emanciparsi e di non vivere in ristrettezze economiche.