E' arrivata ed è passata anche la notte degli Oscar, l'ottantottesima edizione segnata dalle dichiarazioni, più o meno velate, a supporto delle candidature di Ennio Morricone per la migliore Colonna sonora e di Leonardo Di Caprio come migliore attore protagonista. Alla fine ce l'hanno fatta entrambi, permettendo ai giudizi dell'Academy di incontrare finalmente il favore del pubblico, che per anni ha sostenuto sia il compositore italiano, sia l'attore venuto alla ribalta internazionale dopo Titanic.

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Spotlight, il miglior film che racconta gli scandali sessuali nella chiesa

In molti si aspettavano che il film lasciasse il segno anche all'Academy e infatti è andata così: Spotlight, del regista Thomas Mc Carty, ha vinto non soltanto la statuetta come miglior film, ma si è portato a casa anche il riconoscimento per la miglior sceneggiatura originale, scritta dallo stesso Mc Carthy e da Josh Singer. Il film, che racconta un'indagine portata avanti nei primi anni 2000 da un team dedicato del Boston Globe - Spotlight, per l'appunto - racconta in realtà una serie di abusi perpretati per la maggior parte nella seconda metà degli anni '70.

Abusi sempre coperti dall'arcivescovado di Boston.

Il produttore del film, Michael Sugar, si è rivolto direttamente a Papa Francesco con queste parole: "Questo premio dà voce ai sopravvissuti. Una voce che arriverà al Vaticano. Papa Francesco, è arrivato il momento di proteggere i bambini". Una strada, quella della protezione delle persone più deboli, che il Papa non ha certo evitato di percorrere in questi anni di pontificato, affrontando a testa alta, e con frasi di ferma condanna, quanto successo negli antri più bui della chiesa, in ogni parte del mondo.

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Non solo Spotlight

Non solo Spotlight: dalla serata di ieri sera sono usciti in tanti con la statuetta in mano. In primis Leonardo Di Caprio, protagonista di un film - The Revenant - che da solo ha conquistato altre due statuette: una per il regista Alejandro Gonzalez Iñarritu, premiato in questa categoria per il secondo anno di fila; l'altra per la miglior fotografia, merito di Emmanuel Lubezki, al terzo riconoscimento di questo tipo.

E mentre l'Oscar come migliore attrice protagonista andava a Brie Larson - tenace madre tenuta prigioniera insieme ai figli in una stanza dal suo aguzzino - per Room, un'altra donna, Alicia Vikander, portava finalmente sul palco Danish Girl, uno dei migliori film dell'ultima stagione.

Per Vikander, definita da molti come "la nuova Ingrid Bergman", si tratta del primo Oscar come migliore attrice non protagonista.

Le statuette per i migliori costumi, la miglior scenografia, il miglior trucco, il miglior montaggio (incluso quello sonoro) e anche per il miglior missaggio sonoro sono invece andate a Mad Max - Fury Road. Sei bellissime statuette tecniche. Come miglior documentario (lungo) è stato premiato Amy, che racconta la vita della cantante Winehouse, scomparsa prematuramente.

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Infine, come miglior film straniero, ha trionfato Il figlio di Saul, storia di un ebreo arruolato nei Sonderkommando di Auschwitz, per assistere le SS nell'eliminazione della propria gente. Il film era stato premiato anche a Cannes.