“Antonio, il protagonista. È un ragazzo di quegli anni lì, gli anni '70. Di quando ogni giovane con un po' di sale in zucca viveva guardando oltre, oltre il proprio confine geografico e mentale. Attrazione verso il diverso, verso la consapevolezza che il mondo è anche dall'altra parte, da quella per la quale non bastano i racconti altrui. Sta lì e va presa. Antonio è timido ma risoluto, un po' sognatore ma testardo nei suoi princìpi, affamato di esperienze e innamorato dellavita.

Quando dovevo scegliere l'attore protagonista incontrai Biagio Iacovelli in un bar di via del Babuino a Roma. Ci fu una breve chiacchierata e poi i saluti. Io uscii da quel bar e dissi: "E' lui." Sapevo già della sua bravura conquistata con molte esperienze teatrali e quindi trovai Antonio. Quando lo vedrete sul grande schermo sarete d'accordo con me. È proprio lui”, così Claudio Rossi Massimi descrive il protagonista della sua opera prima “La sindrome di Antonio”.

Antonio ha negli occhi e nel cuore la Basilicata, quella di Biagio Iacovelli, protagonista assoluto del film.

Biagio, nasce a Latronico, ma per motivi di studio si trasferisce a Roma. Diplomato all’Accademia Internazionale “Sofia Amendolea” di Roma e vincitore di numerosi premi già in ambito accademico, muove i suoi primi passi nel teatro. Dal teatro al cinema, dalla pubblicità ai videoclip: una carriera ricca di successi la sua, nonostante la giovanissima età.

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Cinema

“La sindrome di Antonio”, che annovera nel suo cast artisti del calibro di Moni Ovadia, Remo Girone, Mingo De Pasquale, Antonio Catania, Chiara Gensini e tantissimi altri, sarà presentato in anteprima il prossimo 18 ottobre al Roma Film Festival.

Biagio Iacovelli, raccontaci che tipo di personaggio è Antonio?

Il film parla di Antonio Soris, che interpreto, un giovane appassionato di filosofia (in particolar modo di Platone, che considera una sorta di "antenato di Che Guevara”, altro suo grande idolo) che decide nel 1970, a soli vent'anni di partire con la sua 500 alla volta della Grecia, in cerca della caverna delle idee di Platone.

Non troverà la caverna ma l'amore per una ragazza greca, Maria, che ha un segreto da nascondere. Sullo sfondo il sogno della rivoluzione, la liberazione dai costumi e la Grecia dei colonnelli.

Parliamo del film e di questa importantissima produzione.

Il film è diretto da Claudio Rossi Massimi e prodotto da Imago Film e Draka Production e nel cast vede grandi attori come Giorgio Albertazzi (l'ultimo film che ha girato), Antonio Catania, Moni Ovadia e Remo Girone.

La prima mondiale sarà il 18 ottobre al Roma Film Fest nella sezione Panorama/Alice nella città e sarà nelle sale a partire dal 17 novembre.

Com’è stato lavorare con artisti di questo calibro?

E' stato fenomenale, un po' come andare di nuovo in Accademia e imparare ogni giorno. Incontrare persone del calibro di Albertazzi e Ovadia, che sono due mostri sacri del teatro, da cui provengo, è stato un po' come vedere un libro di storia prendere vita.

Ma a essere sincero Catania è quello che mi ha insegnato di più, il suo modo di approcciare alla scena e la sua capacità di trasformare qualsiasi input in qualcosa di improvvisato è semplicemente fenomenale.

Quanto è stato gratificante, immagino tanto, essere scelto per interpretare questo ruolo in una produzione così importante?

Direi che più che gratificante è stato confortante. In un Cinema come quello italiano in cui i volti son sempre gli stessi perché l'unico obiettivo è il botteghino, Claudio Rossi Massimi e Lucia Macale (la produttrice di Imago Film) sono state davvero due mosche bianche, dandomi fiducia dopo aver visto un mio provino finito sul web. Tanti critici, registi o addetti ai lavori ripetono spesso che i giovani attori italiani sono tutti acerbi e di poco spessore. Per forza, aggiungo io. Se nessuno ha voglia di sporcarsi le mani insegnando ai giovani il mestiere, che si impara sul serio solo sul set, la situazione rimarrà sempre statica e morta. Io amo Eraclito e la staticità non mi piace.

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