E se fossimo tutti, ma proprio tutti, tranne qualche eccezione, affetti da una nuova forma di consumismo, il 'consumismo social'? Se fossimo tutti malati 'virtuali' e 'virali', ma di fatto molto reali pur senza averne consapevolezza?

Questa domanda più che pertinente in epoca digitale, ha ispirato il regista Massimiliano Bruno che, da un rovello sul suo essere dipendente da Facebook, ha ideato e realizzato, Beata ignoranza, film prodotto da Fulvio e Federica Lucisano e distribuito da 01- RAI Cinema, presentato oggi in una conferenza stampa romana insieme ai protagonisti, Alessandro Gassmann e Marco Grilli e alle attrici Carolina Crescentini, Valeria Bilello e Teresa Romagnoli.

Da un post su Facebook al film

Più dipendenti di così, si muore: l'idea del film è venuta al regista Massimiliano Bruno dopo aver scrritto un post su Facebook in cui lamentava la sua 'social addiction' che lo faceva stare sempre connesso a scapito della vita reale. Dal disagio e inquietudine virtuale alla sceneggiatura del film, il passo è stato breve: "L'idea del film - ha raccontato il regista - nasce da un post che ho scritto 4 anni fa e che ho condiviso con gli sceneggiatori, quando già mi sentivo troppo social, non immaginando cosa sarebbe esploso di lì a poco. Nel post lamentavo il fatto che andavo poco al cinema, a teatro, che leggevo molto di meno i romanzi perché perdevo troppo tempo su Facebook.

Da là è nata una storia in cui abbiamo potuto raccontare le nostre anime interne. Allora ho pensato che sarebbe stato divertente raccontare questo grande cambiamento della società globale e per farlo mi servivano due grandi attori".

E difatti i due attori che rappresentano la spaccatura tra due mondi, ma anche tra due parti coesistenti in cascuno di noi, li ha trovati e sono Marco Giallini che interpreta Ernesto, ed Alessandro Gassmann che è Filippo: due professori, il primo di lettere, l'altro di matematica, amici-nemici; tanto uno all'antica, conservatore che si vanta di non possedere un computer, elitariamente arroccato in una totale estraneità alla Rete, e di essere forse l'ultimo proprietario vivente di un Nokia del '95; l'altro invece invischiato nei social a tal punto da usarli per le sue lezioni di matematica, tra app e social, vantando consensi plebiscitari, anche tra gli studenti, in forma di like.

Beata ignoranza, la disputa sui social coinvolge tutti

Dipendenza o estraneità alla Rete? Itinerario di conoscenza alternativa e incessante, il Web, o superficiale anestetico rispetto alla realtà? Su questi e altri temi si si interroga il film attraverso la disputa tra i due personaggi, Ernesto il conservatore e Filippo il sempre connesso, nonché seduttore seriale tramite social.

"Marco e Alessandro mi sembravavano i prototipi giusti - scherza il regista - per raccontare due tipi di anime. Gassmann anche nella vita è molto superficiale e Giallini è un anziano travestito da motociclista sulla Nomentana!" Giallini che interpreta il conservatore e si ritrova nel personaggio. Gassmann ritiene importante conoscere i social per vivere il proprio tempo, ma senza eccedere.

Beata ignoranza, che è l'espressione con la quale Ernesto-Giallini si rivolge a Filippo-Gassmann in una scena clou del film durante la quale tra i due c'è un'accesa lite ripresa dagli studenti e caricata su youtube, vuole essere un film figlio della commedia all'italiana capace di ritrarre in stile dolce amaro la realtà.

La Rete, grande protagonista del film

Sarà per colpa o merito di una donna che i due personaggi dovrano scambiarsi i ruoli per qualche settimana; Filippo provando a uscire dalla Rete; Ernesto viceversa entrandovi, fino a trovare un equilibrio tra l'essere sempre connessi e l'atteggiamento 'luddista' di rifiuto totale dell'epoca digitale.

"Dentro di noi - spiega il regista - ci sono due persone. Una dice che non bisogna perdere tempo al computer o sul cellulare. Un'altra parte invece è attratta come fosse una droga". La sintesi tra gli eccessi? 'Addizonare' intelligenza sempre.