Si tratta di una ricercarealizzata dallaNorway’s Bergen University pubblicata sulla rivistadedicata alla psicologiadal titoloPsychological Reports: Disability and Traumae riportata dal quotidiano britannico The Independent. Da essa è risultato che Facebook – il quale, come è noto, è uno dei social più famosi ed utilizzati a livello mondiale – può creare dipendenza ed in particolare puòavere sul cervello effetti simili a quelli della cocaina o del gioco d’azzardo. Èstato verificato con un test somministrato a 20 studenti universitari.

Il test e la “scala” di valutazione

Ai ragazzi è stato chiesto prima di compilare un questionario, poi sono state mostrate loro alcune immagini ed è stato chiesto di premere o meno un pulsante. Èemerso che coloro che pigiavano il tasto per immagini di Facebook, erano anche coloro che avevano risposto nel questionario di provare stati d’ansia e sensazioni di isolamento.

In termini scientifici le immagini di Facebook attiverebbero l’amigdala e lo striato, parti del cervello connesse con i disturbi compulsivi, e provocherebbero comportamenti simili a quelli riscontrati nei tossicodipendenti.

La "scala" di valutazione

L’università norvegese che ha realizzato la ricerca ed in particolare la psicologa clinica Cecile Schou Andraessen, ha creato anche una “scala” di valutazione del test: la “Bergen Facebook Addiction Scale”, che si preoccupa per esempio di indagare se si "faccia uso" di Facebook per dimenticarsi dei problemi quotidiani oppure se in caso di divieto o di mancato utilizzo del social inventato da Mark Zuckerberg, si diventi irrequieti ed agitati.

Se a quattro su sei domande si risponde affermativamente,la dipendenza da Facebook risulta probabile.

Quello dell’ateneo scandinavo non è il primo studio che dimostra che Facebook crea dipendenza; non è certo la prima volta che arrivano ai giovani “avvertimenti” simili e gli stessi utenti del social possono accorgersene anche da soli, ma come si dice, “repetita iuvant”, “le cose ripetute giovano”, o perlomeno dovrebbero.