La capacità di sapersi guardare dentro, di mettersi in discussione, di affrontare le sfide, le emozioni e il percorso della vita scrivendo dei componimenti che siano in grado di fissare quei momenti e che, allo stesso tempo, contengono dei valori universali nei quali chiunque può rivedersi e ritrovarsi. Questa, in sintesi, la poetica di Valeria Catuogno, emergente poetessa napoletana che da poco ha pubblicato la sua prima raccolta in versi, dal titolo "Giovane Vita", edita da "GM Press", e che ci ha rilasciato un'interessante e quantomai introspettiva intervista.

Quando hai iniziato a scrivere le tue prime poesie?

Avevo circa 13 anni: uno dei passaggi fondamentali è stato il cambio di casa e il dispiacere che ho provato nel lasciare quel luogo al quale ero legata ed il mio gruppo di amici.

Da lì ho cominciato a scrivere qualche frase, degli appunti, sotto forma di piccoli componimenti. Il mio libro è una sorta di diario nel cassetto. Tutto ciò che vivevo lo riportavo nei miei appunti.

Col tempo, continuando a scrivere, hai preso coscienza dei tuoi componimenti?

Sì, perché le mie poesie sono cresciute con me: rappresentano emozioni, sensazioni ed occasioni che mi si sono presentate negli anni. "Giovane Vita" è una sorta di racconto in versi, contenente le tappe fondamentali della mia esistenza. Di conseguenza, molte poesie sono delle riflessioni introspettive.

Oggi continui a scrivere?

Sì, ho continuato a comporre versi. Ho scritto anche durante il percorso universitario, soffermandomi anche su tematiche attinenti ai miei studi, perché mi è capitato di emozionarmi, di piangere durante gli anni dell'Università.

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E così ho riportato anche il mio amore per la biologia che, per me, è sinonimo di vita, e come tale non si può scindere dalla poesia.

Dunque secondo te non è vero che scienza e letteratura sono due discipline inconciliabili tra loro.

No anzi, per me sono concatenate l'una all'altra. Per quante volte tu possa occuparti di biologia, inevitabilmente finisci anche nell'ambito psicologico-umanistico e, viceversa, anche il settore umanistico cerca risposte nella scienza. Ecco perché per me sono indivisibili. Ad esempio, se compongo dei versi, non lo faccio esclusivamente perché in quel momento ho letto Pascoli e mi è piaciuto, ma perché subentra il mio stato d'animo-ormonale che, in quel determinato frangente, mi porta a scrivere una poesia, per raccontare delle mie sensazioni che, però, può vivere anche un'altra persona.

Dunque per te la poesia è sempre qualcosa di razionale?

No. È un'espressione dell'inconscio, nella quale c'è una componente biologica che ti condiziona. Per me l'inconscio fa parte del nostro essere: emozioni e sensazioni.

Nelle tue poesie ci sono dei valori universali: come potrebbero essere d'aiuto ai giovani d'oggi?

Oggi i giovani hanno ancora più bisogno, rispetto al passato, di esprimersi. Spesso su Facebook riportano delle frasi copiate, cercando ancor di più quell'unicità che però non trovano. Spero che attraverso le poesie riescano a capire che a volte bastano un foglio e una penna per poter dire ciò che sentono. L'importante è che capiscano che il mondo non è solo un social network, rendendosi conto che fanno parte del mondo e che loro stessi sono un mondo intero.

Come nasce il titolo "Giovane Vita?"

È stato il primo titolo che avevo già dato all'intera raccolta e che, allo stesso tempo, è diventato anche il nome della prima sezione, inerente i miei versi giovanili. Abbiamo pensato di conservare "Giovane Vita" perché, al di là che io abbia cominciato a scrivere da piccola, abbiamo voluto dare una valenza maggiore all'associazione "vita-giovane", intendendo con quest'ultima una nascita, una produzione, qualcosa che si può fare. E rappresenta uno sprone per tutti i giovani.

Cosa significa per te poesia?

Il mio concetto di poesia si evince soprattutto dai miei versi. Se devo dare una definizione, poesia è quella parte dell'animo umano che fuoriesce e che vuole farsi sentire; è come se fosse uno specchio dell'anima.