Non amiamo molto i film di Ozpetek, ma quell'immenso macrocosmo di nome Istanbul ha sempre suscitato in noi desiderio di conoscenza e curiosità allo stato puro. Ecco perché abbiamo visto al cinema "Rosso Istanbul" del regista italo-turco girato interamente con attori locali. Ebbene pur non avendo letto il libro Mondadori dallo stesso titolo uscito nel 2013 - ma chi l'ha fatto ci assicura che è cosa diversa - abbiamo molto apprezzato il film che ha avuto come sceneggiatori Gianni Romoli e Valia Santella e le musiche incredibilmente giuste di Giuliano Taviani e Carmelo Travia. Orhan Sahin (Halit Ergenc) è un editor turco che ora vive a Londra ma che si reca ad Istanbul dopo molto tempo per correggere le bozze del romanzo scritto da un regista Deniz Soysal (Nejat Isler) omosessuale che ha una relazione con il giovane Yusuf (Mehmet Gunsur).

Orhan viene accolto in una casa sul Bosforo rossa e qui una notte Deniz dopo l'incontro con l'amante svanisce. La storia vira al giallo, mentre Orhan s'innamora della restauratrice Neval.

Piano piano - perdendosi i caratteri del giallo - Orhan insegue Yusuf per sapere che fine ha fatto Deniz, insegue Neval per amarla ed insegue anche il suo dramma personale che lo ha portato ad abbandonare Istanbul ed a lasciare la sua famiglia d'origine. Quest'inseguimento porterà Orhan a capire che chi rimane nel passato non vive il presente e che per conquistare una donna ci vuole coraggio. Ci vuole coraggio anche per riprendere a scrivere lui che aveva mollato anche questo dopo un libro riuscito sulle favole turche riattualizzate. Per capire che Istanbul è aperta a tutti bisogna attraversala: magari nuotando tutto il Bosforo.

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Come si fa a ripartire verso queste nuove mete che porteranno Orhan a restare ad Istanbul? Ripensando alle origini del primo sentimento amoroso: quello che viviamo con lo stupore dell'ingenuità. "La Vita... " , si chiede Deniz prima di sparire? "E' Tommy" gli risponde Orhan prima del cimento. E' il cagnolino di quand'era bambino.