Oggi, giovedì 20 luglio, è stato trovato morto nella sua casa di Palos Verdes Estates, a Los Angeles, Chester Bennington, 41 anni, frontman della storica hard-rock band Linkin Park (con i quali era stato recentemente in Italia per un mega concerto all'autodromo di Monza). Il cantante soffriva da tempo di depressione per i traumi subiti da bambino e lottava continuamente contro la sua dipendenza da droghe e alcol. A trovare il suo cadavere, un collaboratore giunto nelle prime ore della mattinata in casa di Bennington.

L'epilogo di una morte annunciata?

Proprio oggi, 20 luglio, il caso vuole che ricorra l'anniversario del compleanno di uno storico amico di Bennington, Chris Cornell [VIDEO], morto anch'egli suicida lo scorso 18 luglio e al quale Bennington aveva dedicato una lettera aperta per lasciargli un ultimo saluto.

Bennington aveva più volte sottolineato all'interno dei testi delle proprie canzoni quanto quell'oscuro passato avesse lasciato dentro di lui dei segni indelebili. Infatti il cantante ha raccontato di aver subito abusi sessuali tra i 7 e i 13 anni, e per questo aveva già pensato più volte al gesto estremo del suicidio.

Recentemente Bennington aveva mandato dei "segnali" di instabilità attraverso i suoi ultimi dischi. Ne è la prova uno dei suoi ultimi singoli intitolato "Heavy" in cui il cantante cerca di spiegare con grande sincerità, attraverso la musica, quanto soffrisse per le sue dipendenze da alcol e droghe ma soprattutto per la sua depressione.

Quando la musica smette di suonare…

Bennington aveva ribadito in molte interviste in passato di dover ringraziare la musica per averlo salvato, proprio come nell'intervista a Rock Sound dove il cantante ha raccontato: "senza sarei morto. Al 100%".

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Eppure oggi, quella stessa musica che aveva cercato di salvarlo, non ci è riuscita. La musica ha smesso di suonare, lasciando senza parole parenti e amici, i quali, ancora oggi non riescono a trovare una spiegazione a un gesto così estremo. Eppure, sembrerebbe che tutti sapessero dei problemi del cantante, ma forse nessuno è riuscito ad aiutare Bennington. Spesso la fama, il successo, la notorietà, sono armi a doppio taglio che fanno perdere la cognizione della realtà intorno a queste rockstar "maledette", perseguitate dai demoni del passato e della loro esistenza mostrando al pubblico una maschera che viene rimossa quando il sipario cala, e in questo caso Bennington ha scelto la strada del suicidio.