La mostra “Dentro Caravaggio” aperta a Milano, a Palazzo Reale, dal 29 settembre al 28 gennaio 2018, è tra le grandi occasioni per chi ama l’Arte dei secoli Cinquecento e Seicento. Non capita tutti i giorni di avere, in un solo allestimento, venti opere attribuite a Michelangelo Merisi e non accade spesso che gli esperti di storia dell’arte rivelino i segreti del mestiere. La mostra milanese lo fa: il titolo “Dentro Caravaggio” allude, infatti, alle tecniche di analisi del dipinto che permettono, oggi, di comprendere come dipingeva l’artista.

Divulgativa, preziosa per il grande pubblico, importante per gli addetti ai lavori, istruttiva per studenti e appassionati d’arte, la mostra a cura di Rossella Vodret è tra gli appuntamenti da non perdere dell’autunno e inverno milanese. Le opere vengono da collezioni italiane, ma anche da musei e prestatori stranieri che non si privano facilmente di un’opera del Caravaggio.

Dentro la pittura, dentro Caravaggio

In passato, critici e storici dell’arte avevano pochi strumenti per studiare un dipinto: l’osservazione dell’opera, la ricerca di fonti e testimonianze scritte.

Prima degli anni Ottanta, la tela veniva invece esaminata con analisi microscopiche e microchimiche, condotte su piccoli prelievi di campioni dai dipinti. Queste modalità di ricerca potevano dirsi invasive perché andavano a toccare direttamente la tela. Le tecnologie scientifiche odierne, invece, utilizzano la riflettografia. In breve, la tela si studia grazie ai raggi infrarossi, che permettono di guardare “dentro il quadro”, osservando gli strati precedenti di pittura.

La riflettografia permette di vedere, in modo non distruttivo, molti dettagli: questo modello di indagine diagnostica ha messo in luce il metodo di lavoro di Caravaggio, dalla preparazione della tela fino ai ritocchi finali.

Luce, buio e colore

Tutte le venti opere esposte a palazzo Reale sono state sottoposte all’indagine con i raggi infrarossi. Nell’allestimento, il visitatore, sul paravento retrostante l’opera, trova un pannello didascalico, con video e testi, che mostrano che cosa si è visto dentro il quadro: che tipo di colore di sfondo ha usato Caravaggio, come ha definito disegni e contorni, se ha tolto o ha aggiunto degli elementi durante il lavoro.

Grande attenzione è data ai toni e ai colori scelti dall’artista. Il primo impasto di colore dato sulla tela, che anticipa disegno e composizione, è detto preparazione. Caravaggio sceglieva spesso una preparazione scura, che accostava, dipingendo, a un sottile cono di luce dall’alto. Questo metodo rese le sue opere eccezionali e fu imitato per buona parte del Cinquecento e Seicento. L’analisi riflettografica, però, ha permesso di dare una definizione più precisa della pittura di Caravaggio.

Non è vero che usasse sempre una preparazione scura; è vero, piuttosto, che dal colore di sfondo dipendeva l’impostazione cromatica del dipinto. Caravaggio non copriva di ulteriori strati pittorici tutto il quadro: dipingeva le figure e la scena principale, mentre sullo sfondo lasciava, spesso, la sola preparazione.

Caravaggio disegnava?

Si era pensato che, su una preparazione scura, l’artista elaborasse i dipinti senza un disegno.

L’indagine diagnostica ha permesso di comprendere invece, che Caravaggio non aveva escluso del tutto il disegno come fase preliminare. Sul fondo scuro, l’artista faceva un abbozzo con il pennello, oppure tracciava delle incisioni, visibili ai raggi infrarossi. L’insieme di queste tecniche diede origine a una pittura personalissima, che aveva il merito di risultare molto veloce. Le fonti dicono infatti che Michelangelo Merisi era noto per realizzare le sue opere in tempi rapidissimi. Per realizzare il contrasto tra figure illuminate in primo piano e sfondo al buio, gli studiosi pensano che il pittore dipingesse in ambienti bui, attraversati dall’alto da un sottile spiraglio di luce. I personaggi erano ritratti grazie a modelli dal vivo e per mezzo di uno specchio, che ne rifletteva l’immagine vicino al cono di luce.

La mostra Dentro Caravaggio. Le opere

La mostra a palazzo Reale presenta alcune tele molto note al grande pubblico e opere giovanili, altrettanto interessanti. Il Caravaggio celebre è quello di “Giuditta che taglia la testa a Oloferne”, “Salomè con la testa del Battista”, “Ragazzo morso da un ramarro”, “Sacrificio di Isacco”. Da ricordare, però, sono anche esempi di pittura realizzati su preparazione chiara, come “Buona Ventura” e alcune opere giovanili. Ci sono i quadri a tema religioso, bellissimi perché lasciano intravedere un talento introspettivo, come “San Girolamo penitente” e “San Giovanni Battista”. I prestiti vengono da tutta Italia e da alcune collezioni straniere: National Gallery di Londra, Nelson-Atkins Museum of Arts di Kansas City, Museo de Montserrat di Barcellona. Fino al 29 novembre si vede a palazzo Reale anche “Martirio di Sant’Orsola”, tra le ultime opere dell’artista. L’opera si troverà poi nella mostra a cura della collezione Intesa San Paolo, "L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri. Napoli, Genova e Milano a confronto, dal 30 novembre all’8 aprile 2018, nelle gallerie di Piazza Scala.

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