È uscito il 5 ottobre il nuovo numero de "Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi", la collana della Sergio Bonelli Editore che ripropone gli albi che hanno fatto la storia dell'indagatore dell’incubo in un nuovo formato cartonato più grande e interamente colorato. La storia in questione - nonostante sia il sesto numero della collana - è in realtà la prima in cui Dylan Dog ha fatto ufficialmente la sua comparsa: "L'alba dei morti viventi".

Il grande successo del ritorno alla scrittura dell'ideatore del personaggio, Tiziano Sclavi, con la storia inedita "Dopo un lungo silenzio", ha fatto da apripista all'edizione che ripropone gli albi storici, dando la possibilità di approcciarsi a Dylan Dog per come era, ripercorrendo la sua evoluzione fino al giorno d'oggi.

Sicuramente il suo è stato un percorso importante che, da storie diventate pietre miliari del fumetto come "Memorie dall'invisibile", è arrivato gloriosamente ai trent'anni con "Mater dolorosa".

"L’alba dei morti viventi" è stata ripresentata al pubblico come "La nuova alba dei morti viventi" ridisegnata (Emiliano Mammucari) e colorata (Annalisa Leoni) in chiave "moderna" in "Dylan Dog: I Colori della paura", con i testi del curatore del personaggio, Roberto Recchioni.

Il prodotto, naturalmente, non è nato con un intento sostitutivo, ma con l'obiettivo di omaggiare l’ideatore di uno dei più famosi personaggi fumettistici italiani, diventato fenomeno internazionale.

Rileggendo la prima storia di Dylan, ci si può rendere conto di che tipo di investimento (non solo economico) fosse. Era il 1986 quando l’albo uscì nelle edicole, e nonostante Dylan Dog sia stato sempre un personaggio "in divenire", fin da allora fu evidente la coerenza dell’universo creato da Sclavi, al di là di tutte le peculiarità del suo protagonista.

Nel tempo, infatti, sono mutate solo delle sfumature.

Inoltre ci troviamo di fronte ad un fumetto che non si è adattato al pubblico, rimanendo fedele a se stesso fin dalla prima uscita e riscuotendo successo proprio per la sua stessa natura. Il lettore rimase stupito fin da subito nel trovarsi di fronte ad un chiaro rimando all'opera di Romero, con la presenza di Groucho Marx, vignette di nudo (mai volgari), zombie, ambientazione londinese.

Niente di tutto ciò è cambiato nei tre decenni di vita dell'Indagatore dell'Incubo. Così come è rimasta immutata la commistione dei generi, le battute fuori luogo del baffuto assistente, e una certa poetica che pervade le pagine del fumetto tuttora.

È interessante notare il percorso riproposto dalla Bonelli per il "Dylan Dog di Tiziano Sclavi", con la prima storia inserita nel sesto numero della collana.

Probabilmente ciò è legato al fatto che Dylan, pur mantenendosi fedele a se stesso, sia andato incontro ad una certa evoluzione, crescendo insieme all'autore. Di sicuro, la collana della Bonelli può essere considerata un gran regalo per i lettori più appassionati e nostalgici, permettendogli di vivere appieno il personaggio e la sua natura.

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