Una passione innata per il teatro, nata circa vent'anni fa quando, insieme ad un gruppo di amici, decise di fondare una compagnia teatrale. Da lì Salvatore Cirillo, artista e poeta napoletano, ne ha fatta di strada, vivendo diverse esperienze sul palcoscenico ma, soprattutto, iniziando a scrivere una serie di componimenti sfociati poi nella sua prima raccolta, "Sotto il tacito silenzio delle stelle", edita dalla GM Press, casa editrice partenopea. C'è un legame profondo, in Cirillo, tra arte teatrale e poetica, poiché ha iniziato a scrivere versi da portare in scena con la sua compagnia durante degli spazi dedicati proprio ai componimenti poetici.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Salvatore Cirillo, il quale con grande disponibilità ha deciso di raccontarsi [VIDEO] e raccontarci del suo esordio letterario con "Sotto il tacito silenzio delle stelle", nel quale si fa cantore di un grande sentimento, l'amore, che ci aiuta a scoprire e a recuperare in un periodo storico in cui questo nobile sentimento viene troppo spesso schiacciato e deturpato dalla violenza e dagli orrori perpetrati sulle donne.

Intervista a Salvatore Cirillo, autore di "Sotto il tacito silenzio delle stelle"

Come nasce la tua passione per la poesia?

Ho iniziato a scrivere perché sentivo la necessità di capire qualcosa, e così cominciai a mettere nero su bianco ciò che mi passava per la testa e le emozioni che provavo. Le prime poesie le ho scritte quando avevo 17-18 anni.

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Quando hai deciso di raccogliere i tuoi componimenti in un libro?

È come quando sei in casa con tanti fratelli, e ad un certo punto ti rendi conto che devi uscire. Partecipai a un concorso di poesie, ne scelsi una e dissi: "Adesso tu esci". E così ho deciso di farle conoscere al pubblico e di farle arrivare alle persone, anche perché ciò che scrivi, ad un certo punto, non è più soltanto tuo: ho pensato che quei componimenti non fossero più solo miei, dunque perché tenerli solo per me?

Nelle tue poesie parli soprattutto d'amore: in questo periodo in cui purtroppo ci sono tanti episodi di violenza sulle donne, quanto può essere importante il messaggio che vuoi veicolare ai tuoi lettori?

Una volta lessi un libro di Bukowski che diceva: "Ci spogliammo nudi e restammo sul letto senza fare l'amore, intenti a guardarci, e ad un certo punto scoppiammo a ridere e poi ci addormentammo". Non è fondamentale l'atto sessuale in sé, l'amore è qualcosa che va oltre. La donna è qualcosa di particolare, oltre che essere speciale per tante cose, e ricordiamo che sono un passo davanti agli uomini, inutile nasconderlo.

A volte dobbiamo essere delle luci intorno a loro, soprattutto quando incontriamo la donna che amiamo. Da queste riflessioni è nata "Amatele": spesso siamo presuntuosi di fronte a questo sentimento, tendiamo a sciupare una parola così importante come l'amore, la banalizziamo, quando in realtà bisogna sempre dimostrare coi fatti di amare una persona, che sia la donna che si ami o colei che si rispetti.

Dunque il tuo è un libro che può avere anche un importante risvolto sociale...

Sì, al giorno d'oggi ciò che frega gli uomini è la paura: ci si rifugia nell'amicizia perché si teme l'amore. È un po' come quando qualcuno dice di temere Dio, ed io mi chiedo: "Ma perché temere Dio?". Allo stesso modo mi domando: "Perché avere paura dell'amore?". Io sono per il tremare, anziché per l'essere duri di fronte ad una donna, anzi sono convinto che dinanzi ad una donna si debba saper tremare, perché è solo così che la si può vedere e sentire per davvero. È importante che si riscopra il significato del vero amore: ricominciamo a chiamarci per nome e recuperiamo questo sentimento. Purtroppo, in questo periodo, oltre a sciupare le parole, si tende anche a svilire i fatti, invece riprendiamo a dare valore alle parole, e vedremo che anche i fatti assumeranno un significato e una portata molto più alti e significativi. Al contrario, se si continua a sciupare termini importanti, credo che poi i fatti si tramutino in piccolezze.

Quando scrivi, ti ispiri ad un autore in particolare?

Da ragazzo mi piaceva molto Quasimodo, la sua essenzialità, poi ho iniziato a leggere anche opere di autori minori o di letterati poco trattati nelle scuole, e tra questi c'è Pablo Neruda. A me, ad esempio, avrebbe fatto piacere leggere a scuola "Nuda" dell'artista cileno, anziché tutte le opere di D'Annunzio. Poi inizi a scrivere basandoti su ciò che hai letto e sugli stili che hai appreso, e a poco a poco nasce uno stile del tutto personale. Del resto, la poesia non è riportare qualcosa di schematico: io la devo scrivere, la devo sentire. Ecco, forse in questo senso la poesia è come l'amore perché non ha artifici, non ha limiti.

Come nascono le tue poesie?

È strana, è particolare la nascita di una poesia: può scaturire da un pensiero, da un singolo argomento, e infatti qualche volta mi è capitato di fermarmi perché cercavo qualcosa per iniziarla, una virgola. In altri casi, invece, vengo ispirato da semplici fatti: mi basta guardarmi intorno, mi viene in mente una piccola frase e poi scopro che da quel pensiero può nascere qualcosa, e mentre faccio questa riflessione, paradossalmente la mia mente ha già partorito la poesia. La poesia è come la preghiera, non smette mai, non c'è un momento giusto, è sempre il momento giusto.

Nel tuo libro c'è una dedica ad Armando e Federico, puoi dirci chi sono?

Armando è mio nonno e Federico è mio zio. Sono due persone a me molto care, Armando è scomparso circa un anno e mezzo fa, e dedicare a loro questo libro è come averli un po' con me in quest'avventura.

"Sotto il tacito silenzio delle stelle": come mai hai scelto questo titolo per la tua raccolta di poesie?

È un verso di una delle poesie presenti nel testo, "Davanti ai tuoi occhi". L'ho scelto perché rappresenta il silenzio, ed è ciò che ad oggi ci manca un po' per tante cose: scrivere, presentare, pubblicare un libro senza troppo clamore. Vorrei che questa raccolta entrasse nelle case delle persone in silenzio garbato, giusto, per poi smuovere gli animi con la forza delle parole.

Nel libro c'è un componimento che ti rappresenta meglio degli altri, un tuo manifesto poetico?

Sì, ed è "Amatele", perché in essa non mi soffermo sulla singola poesia d'amore dedicata ad una determinata persona; chiunque ci si può ritrovare e rispecchiare. Diciamo che è il componimento che meglio rappresenta me e l'intero libro come universalità.