Fanno discutere le dichiarazioni rilasciate alla rivista "Newsweek Polska" dal famoso regista Roman Polanski circa il movimento #MeToo a sostegno delle donne che hanno subito molestie o violenze, che ha preso piede subito dopo lo scandalo che ha travolto dapprima Hollywood e poi il mondo dello spettacolo in generale, senza risparmiare nemmeno l'Italia.

"Un'isteria collettiva e una totale ipocrisia"

Sono queste le parole con cui Roman Polanski ha etichettato il movimento #MeToo. Il famoso premio Oscar, infatti, si è espresso definendo il movimento femminile che sta spopolando in tutto il mondo a difesa delle donne come una "isteria collettiva" e una "totale ipocrisia".

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Quest'intervista gli è costata cara, poiché dopo la pubblicazione delle sue affermazioni, è arrivata la comunicazione ufficiale della decisione dell'Academy of Motion Pictures Arts and Sciences in merito alla espulsione del regista, a seguito delle accuse di violenza sessuale rivolte a quest'ultimo da parte di una ragazza minorenne, e della sua condotta circa il corso della giustizia in merito alla vicenda.

Certamente, se già in seguito a queste accuse la posizione di Roman Polanski era già piuttosto compromessa e controversa, senza dubbio le sue ultime esternazioni non hanno lasciato indifferenti i milioni di sostenitori del movimento #MeToo, gli attivisti e tutti coloro che si battono da tempo per la causa delle donne.

Roman Polanski accusato di stupro

L'accusa in capo al regista Roman Polanski è quella di stupro ai danni di Samantha Geimer, una ragazza che all'epoca dei fatti aveva appena 14 anni (quindi minorenne). Era il 1977, la ragazzina fu invitata nella grande e sontuosa villa di Los Angeles dell'attore Jack Nicholson per un servizio fotografico. Stando alle accuse della giovane, in quell'occasione Roman Polanski - presente sul set fotografico - le avrebbe somministrato senza il suo consenso un tranquillante e poi avrebbe abusato di lei.

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La vicenda, che ebbe subito un grande clamore mediatico, arrivò presto in tribunale, dove le parti raggiunsero un accordo con tanto di ammissione di colpa da parte di Polanski. Tuttavia, in libertà in attesa di giudizio, il regista fuggì prima a Londra e poi a Parigi, per non incorrere nell'estradizione del Regno Unito. Dopo quasi 30 anni di paralisi burocratica, nel 2005 fu emanato un mandato di arresto internazionale nei confronti del regista, che venne poi arrestato nel 2009 in Svizzera, e per il quale venne chiesta l'estradizione da parte degli Stati Uniti, poi negata.

A causa di un semplice vizio di forma, l'arresto fu commutato in domiciliare e, siccome Paesi quali Svizzera, Francia e Polonia non hanno mai concesso l'estradizione dell'uomo al governo americano, Polanski è stato per anni (e lo è ancora) in stato di libertà.