Ieri, 11 marzo 2020, Trx Radio ha mandato in onda un'intervista concessa da J-Ax. Il rapper, cantante ed imprenditore milanese ha risposto alle domande di Paola Zukar, la 'Signora del Rap italiano', ideatrice del progetto Trx – prima radio italiana interamente dedicata al rap – nonché manager di diversi rapper italiani di primo piano, come Marracash, Fabri Fibra e Clementino, solo per citarne alcuni tra i più noti.

Tante le dichiarazioni significative di J-Ax, che ha più volte chiamato in causa Gué Pequeno, Jake La Furia e Marracash, ma anche i Sangue Misto, sviscerando alcune tematiche centrali nell'evoluzione della sua carriera e del rap italiano.

J-Ax ripercorre la sua carriera, dalla Golden Age ai giorni nostri: 'Marracash e i Club Dogo furono i primi a riconoscermi qualcosa'

Gli argomenti toccati da J-Ax nell'intervista per Trx Radio coprono un arco temporale di circa 30 anni: dalla Golden Age degli anni '90, vissuta da voce degli Articolo 31, fino ad arrivare all'attualità, con un commento al lavoro di 'Esse Magazine', negli ultimi anni diventato il portale online di riferimento in ambito hip hop.

"Ad un certo punto arrivarono i ragazzini nuovi", ha spiegato 'Lo zio con due milioni di nipoti', riferendosi ai primi anni del nuovo millennio, quando nel rap game iniziarono ad imporsi alcuni giovani artisti che si erano formati ascoltando gli Articolo 31.

"Erano i Club Dogo e Marra (Marracash, ndr) – ha proseguito J-Ax – vennero a dirmi che per loro ero un mito. Era la prima volta che qualcuno mi riconosceva. Dicevano che a loro non interessava nulla dei vecchi B-boy con la barba. Jake La Furia lo ha spiegato nel documentario del mio disco: il 50 % dei motivi per cui fa rap è J-Ax, l'altro 50 % i Sangue Misto. [...] Io ho sempre amato il rap e l'hip hop, tu sai quanto io mi sia speso per la scena.

Ma ad un certo punto c'è stato un rifiuto della scena verso di noi, Articolo 31. Il mio allontanamento dal rap e dall'hip hop è dovuto a questo. Mi dicevano che non facevo rap, ma folk. Allora mi dissi: sai cosa ? Ora mi levo dalle pa... e mi metto a fare folk davvero, vediamo quanto vanno avanti senza il successo degli Articolo 31."

J-Ax: 'Volevo mettere l'italianità nel rap, mi sembravano ridicoli quelli che provavano a fare gli americani'

Un corpo estraneo nella scena rap degli anni '90, questo hanno rappresentato per molti gli Articolo 31.

Il motivo è anche e soprattutto da individuare nell'attitudine marcatamente 'italiana' del gruppo di Dj Jad e J-Ax, tutt'oggi rivendicata con forza dal cantante, che nel corso dell'intervista a Trx Radio ha ridimensionato il periodo della Golden Age del rap italiano, intercorso tra metà e fine anni '90, per molti – evidentemente non per Ax – la fase migliore dell'hip hop nello stivale. Queste le parole dell'autore di 'Strade di Città': "Io ero determinato nella mia idea di mettere l'italianità nel rap [...] Vedevo male quelli che facevano Yo yo, quelli che provavano a fare gli americani, mi sembrava una roba ridicola.

[...] Oggi ti dicono che la Golden Age era una figata, ma no: tu arrivavi lì e suonavi di fronte a quelli che dovevano suonare dopo di te, che neanche ballavano, perché nessuno sapeva ballare, si appoggiavano al muro guardandosi in cagnesco l'uno con l'altro".

J-Ax e l'importanza dello stile: 'La prima cosa'

Successivamente Ax ha parlato della scena rap contemporanea. "Vedo tanta omologazione", ha dichiarato, prima di rivendicare l'importanza di avere uno stile caratteristico e ben distinguibile, che vada oltre le classificazioni dei vari generi musicali. "Quando senti la mia voce pensi che stai sentendo un pezzo di J-Ax, non ti domandi se sia blues o folk.

Lo stile è la prima cosa", ha infatti spiegato, appena prima di svelare di aver accettato il ruolo di coach a 'The Voice of Italy' su consiglio di Marracash.

Le polemiche per i premi di Esse Magazine: 'Non andrei mai a recriminare'

Nella parte finale della chiacchierata Ax ha commentato le recenti polemiche scaturite dopo l'assegnazione dei premi di Esse Magazine – che non ha conferito alcun premio al cantante milanese – prendendo le parti del portale guidato da Antonio Dikele Di Stefano. Queste le sue parole: "Io non andrei mai da Esse Magazine a recriminare dei premi, perché so che io non sono lì come stato mentale.

Però se riempio tutti i posti in cui faccio i concerti e la radio non mi passa, vuol dire che sta sbagliando qualcosa la radio.

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