Vybes non ha nemmeno vent'anni, ma nella sua vita ha già dovuto combattere con attacchi di panico, depressione, bullismo, dislessia, disgrafia, discalculia e disortografia. Una percorso complesso, che il giovane artista romano sta affrontando con l'aiuto della terapia psicologica e del suo grande amore: la musica. La sua avventura artistica ha preso il via con il singolo "Come negli anni '80", un omaggio ad un decennio che non ha conosciuto direttamente, ma che avrebbe voluto vivere.

Di questo e molto altro Vybes ci ha parlato in questa intervista.

La lotta contro i disturbi psichici

Raccontare la tua vita non è semplicissimo.

Tu da cosa cominceresti?

"Dal periodo buio. Alle elementari il mio maestro di religione ci fece vedere un video sull'olocausto. Rimasi sconvolto a tal punto che non dormii per una settimana, ma poi mi passò. È a 12 anni, quando frequentavo la prima media, che andai completamente in depressione".

Cosa successe?

"Ero al supermercato con mio papà. A me piace andare nel reparto dei libri per osservare le copertine. Quel giorno tra gli scaffali c'era un libro sull'olocausto. Quando lo vidi provai una strana sensazione: era come se il mondo intorno a me si fosse fermato improvvisamente. Iniziai a piangere tutti i giorni e a chiudermi in me stesso. Dimagrii moltissimo. Sapevo che l'olocausto era finito, eppure avevo delle visioni, vedevo le svastiche sopra i muri, sentivo alla radio notizie terrificanti che non esistevano.

Sono ancora in terapia psicologica per questa cosa".

Sembrerebbe che tu abbia un'estrema sensibilità. Secondo te per quale motivo reagisti così?

"Me lo sono chiesto spesso. In quella classe, a guardare il film, c'erano tanti bambini: perché è successo proprio a me? Sono sempre stato una persona molto chiusa e sensibile.

Magari è qualcosa che era dentro di me e che prima o poi, a prescindere dal film, sarebbe esplosa. Vorrei rivedere quel film per capire come reagirei adesso".

Cosa provi quando ripensi a quel bambino così in difficoltà?

"Mi commuovo. Ho cambiato spesso psicologi e professori e mi ha sempre messo a disagio avere degli insegnanti di sostegno.

Sono cose che lasciano il segno: tutt'ora soffro di attacchi di panico".

È in quel periodo che hai cominciato a scrivere le tue prime canzoni?

"Sì, scrivevo le prime rime su un quaderno personale. Non lo leggeva nessuno, neanche i miei amici o i miei genitori. Su quelle pagine raccontavo della mia terapia, degli atti di bullismo che subivo perché dovevo prendere medicinali. Anche se da bambino mio papà mi faceva ascoltare Caparezza e Fabri Fibra, devo dire che ho iniziato a scrivere proprio perché avevo la necessità di esprimermi. Io la musica la ringrazio perché anche grazie a lei combatto i miei disturbi".

I disturbi psichici e le malattie mentali sono spesso considerati un tabù, soprattutto tra gli adolescenti che faticano a raccontare ciò che li affligge.

Sei consapevole di quanto la tua lucidità e maturità su questo tema sia importante e possa aiutare chi ti ascolta?

"Parlare con te, per esempio, è già una grandissima soddisfazione. Significa che c'è un miglioramento e che sto maturando grazie alla musica e alla terapia. Ho imparato a parlare dei miei problemi qualche anno fa, scoprendo che stare in silenzio non è affatto utile. Ho raccontato le mie difficoltà ai miei amici, una cerchia fidata di persone con cui si possono condividere vari discorsi. Con loro parlo anche di razzismo e uguaglianza. Il fatto che io faccia discorsi simili e abbia una mentalità matura è proprio per quello che ho vissuto".

Chi è stata la prima persona ad aiutarti?

"Un giorno, finito il corso di matematica, sono corso al negozio di mia madre e mi sono messo a piangere: “mamma, mi devi aiutare”.

È da lì che è nato tutto. Se non ve la sentite di parlare con i vostri amici, parlatene con i genitori".

Un omaggio agli anni '80

Nel tuo ultimo singolo “Come negli anni '80” citi Britney Spears, i lucchetti di Ponte Milvio, le canzoni ascoltate in radio e la Vespa. Tutte cose che non hai vissuto. Cosa rappresentano per te?

"Io penso che tutto torna. Per esempio c'è una grande riscoperta di quel decennio nel mondo della moda o nelle serie TV. Quest'estate è esplosa la moda di Netflix ed io ero in fissa per “Stranger things” che è ambientato negli anni '80. Volevo già scrivere un pezzo su quel periodo, poi ho fatto una chiacchierata con i miei genitori che mi hanno raccontato della loro adolescenza, della Vespa, che si parlava di più e si stava più insieme e da lì ho avuto l'ispirazione definitiva".

Il tuo “lato contemporaneo” si evince dal tuo genere musicale: la trap. Cosa ti piace di questo tipo di musica?

"Il Rap è nato come musica di protesta. È la musica che ho sentito più vicina nella mia vita durante quegli anni difficili. In ospedale, quando i tempi di attesa erano snervanti, mettevo le cuffie, alzavo il volume e ascoltavo rap. Ho scelto la trap per esprimermi con facilità, anche se il mio singolo “Come negli anni '80” è più acustico. Ci sono molti strumenti musicali: il piano, gli archi... ho voluto farla suonata, orecchiabile e musicale".

Però ti sei definito l'anti-trapper...

"Mi hanno dato questo nome, forse per le cose che dico nei testi. La trap è nata in America. I ragazzi si trovavano dentro le “trap house” e vendevano droga per pagarsi gli studi di registrazione.

Io parlo di amore, di quello che vivo. La trap, come fenomeno culturale, è tutto ciò che non mi rappresenta. Non perché non mi piaccia, ma non è il mio vissuto".

Come ti immagini il tuo futuro artistico?

"Spero di esibirmi su qualche palco importane e prendermi una rivincita nei confronti di tutti quelli che mi hanno preso in giro per i miei problemi. Mi sveglio la mattina e faccio partire una base. Mi addormento con la base nelle orecchie. Nella musica ci butto anima e corpo perché mi fa migliorare. Più si sperimenta e meglio è. Ci sto puntando tanto. Rinuncio a molte cose per la musica, incluse le uscite con gli amici".

Che scuola frequenti?

"Il liceo artistico. In questo periodo di emergenza sanitaria sto facendo lezioni online, ma tramite telefono fatico a concentrarmi.

Inoltre, per chi soffre di disturbi come i miei, stare chiusi in casa è difficilissimo".

I consigli musicali di Vybes

Qual è la tua canzone del cuore in assoluto?

Stare male di Gemitaiz. Mi ha accompagnato nei momenti difficili. È una canzone che ascolto poco perché mi emoziona molto e non voglio “consumarla”.

Qual è l'artista che ascolti di più in questo periodo?

"Sempre Gemitaiz. Per me è come un fratello maggiore".

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