L’ansia da palcoscenico, definita dagli esperti della piattaforma anti-bufale “Dottore ma è vero che…?”, promossa dalla Fnomceo, non è una malattia bensì una reazione che può manifestarsi in occasione di un’esibizione in pubblico, come nel caso del Festival di Sanremo. I sintomi più comuni includono tachicardia, tremori, sudorazione, bocca secca, difficoltà nel parlare o nel respirare, nausea, vertigini e confusione mentale. Tali segnali possono incidere negativamente su una carriera, un esame o un colloquio, indipendentemente dall’esperienza o dalla competenza della persona.

Quando è il caso di rivolgersi a un medico

Gli esperti sconsigliano l’autodiagnosi tramite test online, anche se basati su teorie psicologiche consolidate, poiché privi di validità scientifica. Qualora la paura di esibirsi diventi invalidante, porti all’evitamento del palco e rischi di compromettere la vita professionale o personale, è opportuno consultare il proprio medico di medicina generale. Questo permetterà di valutare la presenza di eventuali disturbi correlati, come depressione, disturbo da panico o ansia generalizzata, e di decidere se intraprendere un percorso terapeutico adeguato.

Strategie consigliate per gestire l’ansia

Superare l’ansia da palcoscenico è possibile individuando il trattamento più adatto.

La terapia cognitivo-comportamentale si dimostra la più efficace per ridurre l’ansia da prestazione. I beta‑bloccanti possono alleviare i sintomi fisici, ma non agiscono sulla paura né migliorano la performance; il loro utilizzo è consentito solo su prescrizione medica. Tra le strategie pratiche suggerite emergono la respirazione consapevole, la mindfulness, l’attività fisica per stimolare il rilascio di endorfine, e l’accettazione delle emozioni e della possibilità di commettere errori. Il tema dell’ansia da prestazione è ampiamente trattato in ambito psicologico e artistico.