Il prezioso codice miniato ‘Ab Urbe condita’ di Tito Livio, appartenuto a Ippolita Maria Sforza, figlia del duca di Milano Francesco Sforza e di Bianca Maria Visconti, è stato aggiudicato per 537.600 euro. La cifra comprende il battuto d’asta di 420.000 euro, più i diritti d’asta. Il lotto è stato venduto il 25 febbraio 2026 dalla casa d’aste Il Ponte, durante un’asta dedicata ai libri antichi d’artista. La stima iniziale del manoscritto, che oscillava tra 280.000 e 350.000 euro, è stata quasi raddoppiata dall’aggiudicazione.

Il codice, composto da 208 carte, è un esemplare di grande valore.

La prima pagina presenta lo stemma degli Sforza, le iniziali “H M” (da Hippolita Maria) e due citazioni autografe della principessa, una da Cicerone e una da San Girolamo, datate 1460. Questo manoscritto, parte della sua dote nuziale in occasione del matrimonio con Alfonso II d’Aragona, futuro re di Napoli, è stato “riemerso” dopo secoli di oblio. Nel 2007, il Ministero per i Beni culturali lo ha dichiarato bene di interesse culturale.

Il contesto storico e culturale del codice

Il volume, che contiene la prima «decade» dell’Ab Urbe condita di Tito Livio, rappresenta uno dei pochissimi manoscritti della dote di Ippolita Maria Sforza giunti fino a noi. La principessa aveva portato a Napoli nella sua dote circa quattordici manoscritti miniati, ma la maggior parte si è dispersa nel tempo.

Attualmente, questo è forse uno dei tre esemplari noti conservati nel panorama storico e bibliografico rinascimentale.

Prima dell’asta, il manoscritto è stato esposto al pubblico dal 19 al 22 febbraio nella sede di Palazzo Crivelli, nel cuore di Brera. Il Ponte ha presentato il codice corredato da studi e contestualizzazioni, avvalendosi della collaborazione di studiosi di letteratura latina e storia dell’arte, al fine di restituirne pienamente il valore storico e culturale.

Ippolita Maria Sforza: la principessa umanista e collezionista di libri

Ippolita Maria Sforza (nata nel 1455) fu una figura di spicco tra le donne colte del Rinascimento italiano. Beneficiaria di un’approfondita istruzione umanistica, che includeva lo studio del latino, del greco, del francese e dello spagnolo, si distinse come raffinata bibliofila e attiva figura diplomatica tra Milano e Napoli.

La sua sete di conoscenza, unita a motivazioni estetiche e politiche, la spinse a commissionare manoscritti miniati. La sua intelligenza fu riconosciuta anche da Lorenzo de’ Medici, che la coinvolse nella firma di un trattato di pace dopo la congiura dei Pazzi.

Il codice venduto testimonia questa ricchezza culturale, presentando annotazioni autografe e un rapporto diretto con il sapere classico. L’opera è attribuita alla bottega del Maestro delle Vitae Imperatorum, figura centrale della miniatura lombarda a metà del Quattrocento. Come evidenziato nel materiale di vendita, il codice vanta cornici finemente miniate, iniziali ornate, glosse che citano Virgilio e Ovidio, e diversi dettagli iconografici, tra cui lo stemma sforzesco all’interno di una cornice decorata.

L’impegno de Il Ponte nel valorizzare il manoscritto ha sottolineato la possibilità di una collaborazione responsabile tra mercato e tutela. L’iniziativa ha mirato a raccontare la storia dei beni vincolati, favorendone il destino in istituzioni pubbliche o collezioni consapevoli, in linea con il loro intrinseco valore simbolico e storico.