Una grande nave di epoca romana, trasportante un carico di anfore, è stata individuata nel mar Ionio, al largo delle coste pugliesi. Il ritrovamento, avvenuto nel giugno del 2025 durante normali attività di controllo della guardia di finanza, è stato reso noto solo il 3 febbraio 2026. L'eccezionale scoperta è emersa grazie all'identificazione di anomalie sul fondale rilevate tramite strumenti di bordo, che hanno indotto i finanzieri a effettuare immersioni per accertare la natura dei resti. All'operazione hanno partecipato il reparto aeronavale di Bari, la sezione operativa di Gallipoli e il secondo nucleo sommozzatori di Taranto, in stretta collaborazione con la Soprintendenza per i beni archeologici di Brindisi, Lecce e Taranto.

La decisione di mantenere il massimo riserbo sul sito è stata una scelta condivisa da tutti gli enti coinvolti, al fine di prevenire potenziali saccheggi e preservare l'inestimabile valore informativo del giacimento archeologico. L'area interessata è stata immediatamente sottoposta a un monitoraggio costante. Nei prossimi mesi verranno avviate attività di ricognizione sistematica e di documentazione del relitto, impiegando metodologie all'avanguardia. Queste fasi preparatorie saranno fondamentali per la pianificazione del complesso scavo archeologico subacqueo, per il corretto recupero del carico e per le delicate operazioni di conservazione dei reperti e dei resti dell'antica imbarcazione.

Il contesto dei relitti anforicoli romani nel Mediterraneo

L'Italia vanta un patrimonio eccezionale di relitti di navi romane cariche di anfore, sparsi sui fondali marini. Questi ritrovamenti costituiscono preziose testimonianze della vasta rete di traffici marittimi che animavano il Mediterraneo antico e sottolineano l'importanza crescente dell'archeologia subacquea. Esempi significativi includono il relitto di Capo Mulini, al largo di Catania, che custodisce oltre quattrocento anfore integre datate tra il II e il I secolo a.C., giacenti a profondità comprese tra cinquanta e settanta metri. Nel mare dell'Asinara, il relitto della nave romana di Cala Reale, affondata nel IV secolo d.C., ha restituito quasi quarantamila frammenti di anfore destinate al trasporto del garum, rinvenuti a soli sette metri di profondità.

Un altro caso di rilievo è quello delle Isole Tremiti, dove il relitto delle Tre Senghe, risalente tra il trentennio e il ventennio a.C., si trova a venticinque metri di profondità. Conserva circa centocinquanta anfore recuperate, a fronte di un carico originariamente stimato in almeno novecento unità, per un peso complessivo di circa quarantacinque tonnellate. Questi dati evidenziano la diversità tipologica dei relitti, che si trovano a profondità variabili, e confermano l'importanza del mantenimento in situ dei carichi, ormai integrati nell'ecosistema marino e colonizzati dalla fauna.

Importanza del ritrovamento e prospettive future

Il recente ritrovamento nel mar Ionio si inserisce in questo ricco panorama di testimonianze subacquee.

Si distingue in particolare per la modalità della sua scoperta, avvenuta durante attività di sorveglianza della guardia di finanza, a riprova del ruolo cruciale che tali attività possono rivestire nella tutela del patrimonio culturale sommerso. L'approccio riservato e coordinato adottato dalle istituzioni preposte garantisce la protezione del sito e pone solide basi per un'azione archeologica futura che sia responsabile e scientificamente rigorosa.

Le prossime fasi operative – che includeranno ricognizione, documentazione dettagliata, scavo archeologico e conservazione dei reperti – saranno essenziali per integrare questo nuovo ritrovamento nel quadro generale dei relitti romani e per approfondire la conoscenza delle antiche rotte commerciali.

L'impiego delle più moderne tecnologie rappresenta un passaggio imprescindibile per coniugare efficacemente tutela, studio e conservazione di strutture subacquee estremamente delicate e dense di informazioni storiche.