Yasmina Reza presenta in Italia «Da nessuna parte», una raccolta pubblicata da Adelphi che include anche «Hammerklavier». Nel volume, la scrittrice e drammaturga affronta il tema dell’identità, dalle origini familiari ai gesti più minuti della quotidianità, attraverso uno struggente flusso di coscienza che funge da riflessione personale e intima sulla propria appartenenza e sulla memoria.

Il libro si apre con un passo folgorante: “Non conosco le lingue, nessuna lingua, di mio padre, mia madre, dei miei antenati”, scrive Reza. “Non riconosco né terra né albero, nessun suolo è stato il mio come quando si dice io vengo da lì.” È un senso di apolidia che pervade tutta l’opera, accentuato dal rifiuto dei genitori di condividere il proprio passato per costruire un immaginario utile alla figlia: “bisogna voltare pagina.

Voltare pagina ritorna senza che io riesca mai a vederla”, afferma l’autrice, citando le parole della madre.

Reza si muove tra frammenti di ricordi familiari, pensieri quotidiani e momenti esistenziali. Racconta la cocciutaggine del padre e le difese interiori fatte di dialoghi pieni di significato, come quello che avviene quando perde un libro scritto insieme alla figlia e lei le chiede: “Mamma... Ho capito che ci tieni tanto al libro, ma ci tieni così tanto anche a me?”

Presentazioni e contesti

«Da nessuna parte» sarà presentato in Italia venerdì 27 febbraio alle ore 18 a Venezia, a Palazzo Diedo, nell’ambito delle iniziative di Berggruen Arts & Culture, dove Reza dialogherà con il poeta e scrittore Gianni Montieri.

Domenica 1° marzo, l’autrice sarà a Firenze, alla Stazione Leopolda, all’interno del festival TESTO (ore 15), in compagnia di Chiara Valerio.

Si tratta di un ritorno a opere dell’autrice meno note ma fondamentali per comprenderne la scrittura: «Hammerklavier» risale al 1997, «Da nessuna parte» al 2005, entrambi riuniti per la prima volta in un unico volume in Italia. Essi rappresentano una forma di scrittura personale, lontana dalla struttura teatrale, fatta di aneddoti, ricordi, confessioni, minuscole epifanie che Reza definisce “fotografie soggettive della vita”.

Il libro tematizza l’identità come frammento e la scrittura come unico luogo abitabile, in cui la memoria resta instabile e la biografia diventa atto letterario.

È forse il testo più intimo dell’autrice, che qui abbandona la discrezione che ha sempre mantenuto in pubblico e si concede senza indulgere nel sentimentalismo. Racconta i figli, la tenerezza della maternità, il padre negli ultimi giorni, la madre legata all’Ungheria come un nome vuoto, e l’identità che si costruisce per sottrazione e per intuizione piuttosto che per narrazione lineare.

Con «Da nessuna parte», Reza offre un autoritratto atipico, una scrittura diaristica in cui la forma breve e frammentata consente di esplorare l’io attraverso lampi, significati condivisi, vuoti emotivi e riflessioni domestiche. È una preziosa occasione per conoscere un volto letterario diverso dell’autrice, noto soprattutto per le sue pièce teatrali di successo.