Il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, ha annunciato l'avvio di due nuovi progetti dedicati al dissenso, definendoli "già prossimi con ben due cantieri". Questa iniziativa nasce in risposta alle polemiche suscitate dalla decisione di ospitare un padiglione russo all'interno della prestigiosa kermesse lagunare.

Un omaggio al dissenso contemporaneo e storico

Il primo cantiere, in particolare, celebra il Cinquantenario della Biennale del Dissenso, promossa originariamente da Carlo Ripa di Meana. In occasione di questo anniversario, la Biennale si propone di invitare cinque artisti contemporanei, ciascuno proveniente da un paese diverso (Stati Uniti, Israele, Cina, Russia e persino dall'Unione Europea), che si trovano in una posizione di scomodità o disaccordo con i rispettivi governi.

Come precisato da Buttafuoco, i nomi dei partecipanti non verranno resi noti per ragioni di opportunità.

Il secondo progetto, intitolato "La colonna e il fondamento di verità", si articolerà invece in cinque serate dedicate alla figura e al pensiero di Pavel Florenskij, figura di spicco nel panorama intellettuale e spirituale.

Contesto e polemiche

La dichiarazione di Buttafuoco giunge in un momento di particolare tensione internazionale. La scelta di includere un padiglione russo alla Biennale d'arte ha infatti generato forti reazioni, culminate in una richiesta congiunta da parte del governo italiano e dei ministri della cultura di ventidue Paesi europei per il ritiro della partecipazione russa.

Il presidente della Biennale ha replicato con fermezza, sottolineando "l’autonomia di un’istituzione che da 130 anni… costruisce il sentiero dove chiusura e censura sono ancora una volta fuori dall’ingresso della Biennale".

Buttafuoco ha inoltre chiarito la sua posizione di apertura incondizionata, affermando che "tutti i Paesi in questo momento in guerra saranno qui a Venezia". La sua politica è di "aprire a tutti, non chiudere a nessuno", includendo quindi nazioni come Russia, Iran, Israele, Ucraina e Bielorussia.

Radici storiche dell'iniziativa

L'idea di uno spazio dedicato al dissenso non è inedita per la Biennale di Venezia. Un precedente significativo risale al 1977, quando l'istituzione dedicò un'intera rassegna al tema con "La Biennale ’77 – Il dissenso culturale".

In quell'occasione, la Mostra internazionale d’arte cinematografica fu sostituita da una retrospettiva dedicata al cinema dell'Europa dell'Est, che presentò 53 film, oltre a tre pellicole d'avanguardia.

L'attuale iniziativa si inserisce dunque in una tradizione consolidata che vede la Biennale non solo come vetrina artistica, ma anche come "luogo di confronto, dissenso e pluralismo culturale".