Il giornalista economico Roberto Seghetti firma il libro “Capitalismo feudale. Come il liberismo e la tecnocrazia hanno riportato indietro le lancette della storia”. Pubblicato da Laterza nella collana Saggi tascabili, il volume, di 248 pagine e proposto al prezzo di sedici euro, è uscito in libreria il 6 febbraio 2026. L'opera offre una profonda riflessione sul presente, sostenendo che non sia Donald Trump a modificare la realtà globale, ma piuttosto «il mondo che è cambiato ad aver reso possibile l’avvento di un presidente Usa che ha i valori e i modi di Donald Trump».

Un percorso storico verso il neo-feudalesimo

Seghetti traccia un percorso lungo oltre mezzo secolo, durante il quale eventi economici, politici, tecnici e sociali hanno progressivamente trasformato paesi democratici, un tempo all'avanguardia tecnologica, in contesti in cui i principi fondamentali delle rivoluzioni liberali, francese e americana, sembrano venir meno. Tra questi principi essenziali figurano l'idea che nessun essere umano sia superiore per diritto naturale, l'uguaglianza di tutti di fronte alla legge, il diritto a godere di libertà, di una magistratura autonoma e l'indipendenza del potere politico dai desideri dei potenti, così come della scienza e dell'arte. Figure come Trump, i multimiliardari della tecnologia quali Elon Musk e Peter Thiel, e i grandi operatori finanziari emergono quindi come interpreti di un mutamento già avvenuto: «un accentramento formidabile della ricchezza, del potere e una divaricazione sociale di tale portata da modificare perfino il modo di pensare».

Il rischio delineato è che l'eredità di queste ricchezze e poteri possa cristallizzare una nuova divaricazione di status, un tempo ritenuta superata nelle democrazie liberali.

Liberismo, tecnocrazia e potere concentrato

Il libro propone una lettura critica delle trasformazioni economiche e sociali degli ultimi decenni, evidenziando come un liberismo estremo e la tecnocrazia abbiano contribuito a un'accresciuta concentrazione di potere. Il volume analizza con precisione le sovrapposizioni tra élite tecnologica, sistema finanziario e governo, delineando un modello di dominio che richiama elementi del feudalesimo, pur mantenendo le apparenze della modernità e della democrazia. Questa tensione tra forma e sostanza – progresso tecnologico da un lato ed erosione dei principi liberali dall'altro – si configura come una presenza nuova, radicata nei rapporti tra scienza, politica e mercato, ma capace di minare il senso di uguaglianza e partecipazione, evocando antiche gerarchie sociali adattate all'era contemporanea.

Contesto editoriale e rilevanza attuale

La pubblicazione da parte di Laterza, nella collana Saggi tascabili e con uscita ufficiale il 6 febbraio 2026, propone il volume in un formato accessibile e competitivo sul mercato librario italiano. L'analisi di Seghetti si inserisce in un contesto editoriale ricco di riflessioni sul capitalismo, sulle contrapposizioni tra economia e democrazia, e sulla critica alle nuove forme di potere. Il tema della trasformazione del capitalismo in forme neo-feudali o tecnofeudali è, infatti, oggetto di discussione anche in ambiti accademici e teorici più ampi. In definitiva, “Capitalismo feudale” rappresenta una proposta narrativa e analitica per interpretare il presente come il risultato di tendenze strutturali che, pur presentandosi moderne e tecnocratiche, rischiano di riportare indietro la storia in termini di potere, disuguaglianza e sottrazione di diritti. L'autore non considera Trump un incidente isolato, ma piuttosto un effetto sintomatico di una trasformazione più ampia e profonda.