L'attore Alessandro Gassmann ha espresso sostegno al boicottaggio dei David di Donatello 2026, iniziativa del movimento #Siamoaititolidicoda. L'appello, via Instagram il 12 aprile 2026, mira a sensibilizzare sulle precarie condizioni delle maestranze tecniche del cinema italiano. Gassmann ritiene "giusto boicottare i David" in solidarietà con i professionisti indispensabili, spesso nell'ombra, con stipendi medi-bassi e senza certezze.
L'attore ha sottolineato che "senza di loro il cinema non esisterebbe" e che è tempo per i "fortunati" di pensare a chi li rende tali.
Pur non candidato, ha ribadito l'importanza di un segnale forte, concludendo che "il cinema è importante per una nazione civile, il cinema siamo tutti".
La mobilitazione di #Siamoaititolidicoda
L'iniziativa si inserisce nella mobilitazione di #Siamoaititolidicoda, che invita autori e lavoratori dell'audiovisivo a disertare i David di Donatello 2026. Il boicottaggio risponde alle politiche governative e alla riduzione delle risorse del settore, aggravate dalle nuove norme di riparto del Fondo per il cinema. Il movimento dichiara: "Non serve una passerella quando il cinema indipendente muore per mancanza di ossigeno". L'assenza è un'azione politica per evidenziare la crisi della produzione creativa più fragile e stimolare una riflessione sulle condizioni di chi opera dietro le quinte.
Tale crisi, frutto di anni di tagli e riforme, ha reso il boicottaggio un atto di responsabilità collettiva contro un sistema che svuota di senso e prospettiva il cinema italiano.
Confronto istituzionale e prospettive
Oltre alla diserzione, #Siamoaititolidicoda propone un incontro con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per presentare la condizione dei lavoratori e proporre una riforma che rimetta al centro la funzione culturale del cinema. Il boicottaggio dei David di Donatello 2026 è un gesto simbolico per aprire una "fase nuova del conflitto" attorno al cinema italiano, trasformando la serata celebrativa in un momento di riflessione sulla sua crisi. La protesta, sostenuta da Gassmann, converge sulla difesa della funzione sociale e culturale del cinema italiano.