Un affascinante viaggio nei lati più oscuri e controversi dell’arte occidentale è offerto da "Arte criminale. Vite spericolate tra genio, eros e follia", il volume scritto da Vania Colasanti e Sergio Rossi e pubblicato da Baldini+Castoldi nel 2026. Attraverso oltre duecento pagine, gli autori indagano, con rigore storico e fonti documentate, le biografie di pittori e scultori la cui esistenza fu segnata da eccessi, passioni e devianze, senza che la loro opera ne risultasse compromessa. Il libro svela le esistenze fuori dagli schemi di artisti che, pur avendo lasciato capolavori indelebili, macchiarono spesso le loro vite di rosso sangue.

Colasanti e Rossi narrano episodi noti e meno noti di figure come Filippo Lippi, che, pur ritraendo Madonne dallo sguardo immacolato, si rese protagonista del rapimento di una monaca. Viene ricordato anche Raffaello Sanzio, la cui morte prematura a trentasette anni fu attribuita da Giorgio Vasari agli eccessi di una notte d’amore. Ampio spazio è dedicato a Caravaggio, genio in fuga dopo l’omicidio di Ranuccio Tomassoni durante una lite, e a Gian Lorenzo Bernini, illustre scultore che fece sfregiare per gelosia la propria amante Costanza Piccolomini Bonarelli. Gli autori si soffermano sulle debolezze di molti grandi maestri, tra cui la propensione alle risse e ai duelli dello stesso Caravaggio, ricostruendo con precisione le circostanze del cosiddetto "duello maledetto" del 28 maggio 1606, un evento scaturito da un pretesto legato al gioco della pallacorda, ma in realtà frutto di una complessa trama di rapporti personali e rivalità nella Roma seicentesca.

Esistenze tormentate tra Rinascimento e Novecento

L’opera si addentra anche nei grandi drammi personali di artisti come Artemisia Gentileschi, la prima donna riconosciuta come "pittrice" nella Roma barocca, vittima di violenza da parte di Agostino Tassi e coraggiosa nel denunciare il crimine alle autorità. Il volume esplora le storie di Francesco Borromini, architetto geniale e rivale di Gian Lorenzo Bernini, colpito da profonde delusioni professionali e da una cronica malinconia che lo portò infine al suicidio. La rivalità tra Borromini e Bernini, come spiegano gli autori, derivò da opposte visioni dell’arte, della storia e del mondo, accentuando le tensioni personali e artistiche della Roma del Seicento.

Passando agli artisti moderni, "Arte criminale" si addentra nelle vite segnate dalla sofferenza psichica e dagli eccessi autodistruttivi. Vincent Van Gogh è descritto come colui che, partito dalla raffigurazione delle "tenebre" nelle case minerarie, inseguì nelle sue opere la luce e il colore assoluto fino all’autodistruzione. Amedeo Modigliani, devastato dall’alcol, morì giovane, e la sua compagna incinta si tolse la vita subito dopo la sua scomparsa. Edvard Munch trasformò gli stati allucinatori e le sue angosce in un’icona d’arte universale come "L’Urlo". Infine, Jackson Pollock concluse la sua esistenza in modo tragico nel 1956, vittima di un incidente stradale che costò la vita anche a una delle donne che viaggiava con lui.

Tra genio, vizio e ribellione: cronache autentiche della storia dell’arte

Il libro offre un’esplorazione specifica dei casi in cui la genialità degli artisti si accompagnò a storie di crimine, scandalo o tragedia personale. Gli episodi narrati, sempre attenendosi alle fonti storiche, sono scelti tra i più significativi per mostrare come il talento e la personalità trasgressiva abbiano segnato l’evoluzione artistica dal Rinascimento all’età contemporanea. Oltre ai casi maggiormente noti, emergono dalle pagine anche figure come Benvenuto Cellini, condannato per omicidio, e modelle e amanti che, come Fillide Melandroni o Costanza Bonarelli, hanno segnato le biografie degli autori, spesso in modo drammatico.

La pubblicazione, illustrata e parte della collana "Le formiche", propone un ricco apparato di immagini e restituisce al pubblico il fascino ambiguo e complesso di figure d’artista che, pur segnate dalle ombre della loro esistenza, hanno lasciato capolavori indelebili. "Arte criminale" invita quindi a una riflessione sulle zone grigie della creatività, sottolineando come il confine tra genio e follia non di rado si sia rivelato sottile e mutevole nella storia dell’arte europea.