L’edizione 2026 dell’Eurovision Song Contest ha preso il via ufficialmente a Vienna il 10 maggio con la cerimonia inaugurale del Turquoise Carpet. L’evento, che ha visto la partecipazione di delegazioni artistiche e media internazionali, è stato tuttavia caratterizzato dalla presenza di circa duecento manifestanti iraniani. Questi si sono radunati in prossimità del luogo della cerimonia per contestare sia la partecipazione di Israele alla manifestazione sia il regime degli ayatollah in Iran. Tra gli slogan più evidenti della protesta figurava “Boycott Eurovision”, mentre numerosi attivisti esponevano le bandiere storiche dell’Iran sotto lo scià.
La concomitanza delle proteste si inserisce in un contesto internazionale di forti tensioni. Oltre alle iniziative della comunità iraniana a Vienna, le autorità austriache si sono preparate ad affrontare manifestazioni più ampie nel corso dell’evento, in particolare in occasione della finale, prevista per il 16 maggio. La polizia di Vienna ha annunciato di attendere “blocchi e azioni di disturbo, soprattutto il giorno della finale, sia attraverso raduni autorizzati sia non autorizzati”, come specificato da Xenia Zauner, alto funzionario responsabile della sicurezza. Le contestazioni sono principalmente focalizzate sulla presenza di Israele, legata al conflitto scoppiato a Gaza in seguito agli attacchi di Hamas dell’ottobre 2023, e sulla guerra in corso in Iran.
Massima allerta per la sicurezza e i boicottaggi
Questa edizione dell’Eurovision si preannuncia come una delle più complesse mai gestite dalla polizia viennese sotto il profilo della sicurezza. Sono stati implementati controlli rafforzati in prossimità dei luoghi dell’evento, inclusi check point agli accessi e restrizioni sull’utilizzo di droni entro un raggio di 1,5 chilometri dagli spazi dedicati. Inoltre, sono state attivate task force internazionali per la gestione di eventuali minacce informatiche, con il coinvolgimento di organismi come l’FBI per prevenire ogni rischio legato alla cybersicurezza.
Nonostante il livello di allerta terrorismo in Austria si mantenga al secondo gradino più alto da oltre due anni, al momento non sussistono minacce specifiche direttamente riconducibili al concorso, come dichiarato dal vicepresidente della polizia viennese Dieter Csefan.
Le misure di prevenzione includono l’accesso agli eventi limitato a borse piccole e trasparenti e la predisposizione di controlli simili a quelli aeroportuali, sia nei pressi dell’arena principale sia nelle zone di aggregazione dei fan davanti al municipio.
Tensioni internazionali e impatto sulla partecipazione
Le tensioni che circondano l’edizione 2026 dell’Eurovision hanno avuto un impatto significativo anche sulla partecipazione istituzionale. Cinque emittenti nazionali, tra cui la spagnola RTVE e l’irlandese RTE, hanno infatti aderito al boicottaggio della manifestazione. Questa decisione è scaturita dalla presenza di Israele tra i concorrenti e dal suo coinvolgimento nelle recenti crisi in Medio Oriente.
Nonostante queste defezioni, l’evento mantiene la sua centralità nella scena musicale europea, e la cerimonia inaugurale ha rappresentato un importante momento mediatico e simbolico per Vienna.
La vigilia della finale, venerdì 15 maggio, coincide quest’anno con la Giornata della Nakba, una commemorazione della perdita della terra palestinese dopo la guerra del 1948. Questa coincidenza conferisce un ulteriore rilievo emotivo e politico alle iniziative di protesta del movimento pro-Palestina. Le autorità hanno ribadito che qualsiasi manifestazione nella capitale deve essere notificata almeno quarantotto ore prima, e si stima che la partecipazione alle proteste nelle giornate cruciali dell’Eurovision possa raggiungere le tremila persone. L’attenzione all’impatto pubblico e alla sicurezza rimane dunque massima mentre l’Eurovision si appresta a vivere le sue giornate più attese.